LA RINASCITA
È un titolo banale, lo so. Ma ci sono parole che diventano banali solo perché sono vere. Così vere che finiscono per sembrare scontate.
E questa, per me, è una di quelle.
Infondo la voglia di scrivere questo blog nasce proprio per raccontare quello che succede dopo… Dopo la paura, dopo la diagnosi, dopo le terapie, dopo l’intervento. Perché durante la malattia sei seguita, guidata, devi curarti. Punto. Ma nessuno ti dice cosa succederà dopo, non ci sono protocolli, non ci sono linee guida. Ci sei solo tu e il ritorno alla tua vita.
Ancora una volta riporto i pensieri di quei mesi, vissuti nel tentativo di capire cosa la malattia abbia davvero lasciato dentro di me, come mi abbia davvero cambiato fino a farmi diventare quella che sono ora.
Rileggendo oggi quelle parole mi accorgo di quanto fosse disperato il mio bisogno di trovare nuove energie, nuove motivazioni che mi aiutassero a riprendere in mano la mia vita.
Pensavo che la parte più difficile fosse sopravvivere, e lo è stato certo, ma non avevo ancora capito che, un altra grande prova comincia proprio quando ti dicono che è tutto finito. E' tutto a posto.
Perché guarire non basta, non basta finire le terapie, uscire dall'ospedale, non basta nemmeno sopravvivere ad una mastectomia, guardarsi allo specchio e convincersi che quel corpo sia ancora il proprio.
Dentro di me abitava ancora la paura, non più la paura di morire certo, quella in qualche modo l'avevo guardata negli occhi, era piuttosto una paura nuova, più silenziosa più subdola.
La paura di non riuscire più a vivere.
Quando affronti una malattia non hai tempo per ascoltare il dolore. Lo metti da parte, lo chiudi in una stanza perché non te lo puoi permettere.
Non è una guerra. Non mi è mai piaciuto definirla così, perché nelle guerre ci sono eroi, vincitori e vinti. La malattia piuttosto potrei definirla un percorso. Qualcosa che ti accade e con cui sei costretta a fare i conti. Qualcosa che ti attraversa, ti cambia, ti rompe. A volte ti restituisce al mondo, a volte no. Tu non puoi decidere come finirà, puoi solo decidere come affrontarla.
E' è proprio allora che dentro di te si sprigiona una forza nuova, istintiva, quasi ancestrale. Una specie di scorta, che compare solo quando serve davvero. Devi soltanto imparare a riconoscerla e ad affidarti a lei.
Poi quando finalmente puoi abbassare la guardia, quando il tuo corpo smette di correre e la tua mente capisce che non deve più sopravvivere, è allora che senti crollare su di te tutta la stanchezza, tutta insieme.
Apparentemente è tutto a posto, i capelli ricrescono, la vita riprende, tutto è tornato come prima.
Ma come prima una minchia.
Il tuo corpo e la tua anima sono stati attraversati da qualcosa che li ha cambiati per sempre. Nulla sarà mai più come prima.
Non ti senti affatto guarita, non ti senti affatto più serena, non ti senti nemmeno più forte. Senti soltanto un bisogno immenso di mollare tutto. Di lasciare che i muscoli si rilassino. Vorresti solo fermarti e smettere di pensare.
Hai bisogno di riposare, di rallentare. Di spegnerti per un po'. Di concederti finalmente quella paura, quel dolore e quella tristezza che durante la malattia non potevi permetterti di vivere fino in fondo.
Senti che finalmente puoi placare il tuo respiro, puoi chiudere gli occhi e crollare giù senza fare nulla per aggrapparti e rimaner a galla.
Lo so è un paradosso ma, almeno per me, è stato così.
Chi ti sta intorno però fatica a capire tutto questo, ed è comprensibile, tutti hanno attraversato il dolore con te e ora tirano un sospiro di sollievo, solo che tu il respiro lo vorresti quasi fermare.
"Ma come? Adesso che sei guarita? Adesso che è tutto passato? Devi reagire. Devi vivere. Devi sorridere."
Io li capisco e li abbraccio tutti perchè so che lo dicono con amore. Capisco il desiderio di chi mi vuole bene di ritrovare la donna che ero prima. La mamma, l'amica, la collega, la compagna di sempre.
Solo che quella donna non esiste più, loro vedevano una rinascita e ne erano felici. Ed è giusto così, io, invece, mi sentivo ancora ferma, spenta, sfinita.
E, paradossalmente, non mi sembrava nemmeno di avere più il diritto di lamentarmi. Perché potevo apparire addirittura ingrata. "Pensa a chi non ce l'ha fatta."
Il punto era proprio questo, io non avevo più voglia di pensare, io volevo solo riposare. E non certo per ingratitudine, per egoismo e nemmeno mancanza di riconoscenza.
Mentre tutti festeggiano la tua guarigione, tu stai…. finalmente crollando. Hai solo voglia di fermarti, di dormire e di smettere di essere forte. Di lasciare finalmente uscire tutto quello che hai trattenuto per mesi.
Hai bisogno di avere paura senza che qualcuno provi subito a rassicurarti. Vuoi poter finalmente essere fragile, perché la fragilità non è il contrario della guarigione, ne fa parte.
Perchè Il giorno in cui ti dicono che sei guarita non coincide con il giorno in cui ricominci a vivere.
Io ero felice di essere viva, certo. Immensamente felice.
Solo che nessuno mi aveva detto che si può sopravvivere a una malattia, ritrovarsi di nuovo vivi... ma non sapere più come si fa a vivere.
DIARIO DEL .... DOPO
Questa seconda parte ho preferito raccontarla senza date, un diario si, ma meno didascalico.
Ho voluto raccogliere solo Pensieri e Parole.. per dirla alla maniera di Battisti/Mogol
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Avevo smesso di scrivere dopo capodanno… mandando un cordiale vaffanculo al 2025 che, devo dire, non è stato tra i miei anni migliori.
Ora si riparte da zero. Sono una donna nuova, voglio vivere una nuova vita, ma questa volta lo farò a modo mio.
Ho tanti piccoli progetti da seguire, la macchina, la casa, il lavoro, la ricostruzione di me stessa, ma se è vero che voglio vivere una nuova vita, che voglio ricominciare, allora devo allontanare da me tutto ciò che può ferirmi e che mi fa guardare indietro.
Ho bisogno di riprendere fiato, riposarmi. Negli ultimi mesi ho dovuto smettere di vivere sono rimasta ad aspettare che la malattia mi lasciasse libera.
E’ difficile ritrovare un mio un equilibrio e non precipitare. Il mio stato emotivo è ancora molto compromesso e fino a quando non mi sentirò più solida dovrò proteggermi.
Solo così potrò dare un senso a tutto il male che ho dovuto vivere. La vecchia Diana è andata via insieme al cancro perché era malata, minata, ferita. Ora ci sono io, con i miei nuovi limiti e le mie ferite e devo imparare a rispettarle.
Devo solo ascoltarmi e seguire il mio istinto senza fare paragoni con la me di prima. Se voglio andare avanti devo guardarmi per come sono ora e proiettarmi nel futuro o meglio ancora nel presente, ma certo non nel passato.
Magari scoprirò che mi piaccio anche di più. Chissà, forse la nuova me sarà più limpida, più onesta con se stessa. Imparerò a fare pace col mio nuovo corpo e con il mio cuore cercando di assecondare i miei bisogni senza timore di non compiacere gli altri. Non voglio più trattenere il dolore, lo ho fatto in tutti questi mesi, ho dovuto accettare di stare male, di sentirmi fuori di me, staccata dal mio corpo, senza forze, senza luce e senza sorrisi.
Non sono ancora guarita del tutto, il mio corpo è ancora in fase di assestamento e ogni tanto si fa sentire. Mi stanco facilmente, non ho certo l’energia di un tempo.
Devo imparare a rallentare e a godere delle cose belle quando riesco a viverle, piano piano senza smania, senza impazienza. Mi pare impossibile anche solo dirlo, eppure è l’unica via che ho per rimettermi in equilibrio, ma devo tararmi su parametri nuovi altrimenti rischio di rincorrere il passato e di rimanere immobile. Insomma ho solo voglia di riprendermi la mia vita, una casa, un lavoro, una macchina per potermi muovere, ma devo avere la pazienza di aspettare che il mio corpo diventi ogni giorno più forte.
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Sono molto inqueta in questo periodo e devo trovare un punto di riferimento, un modo per trovare sollievo altrimenti rischio di esplodere.
Riprendere a vivere dopo quello che ho vissuto è difficile, mi sento ancora molto fragile e temo di non essere in grado di far fronte agli impegni che il lavoro mi porrà di fronte. Mi sembra impossibile che io possa ancora essere utile a qualcosa, che io sia in grando di produrre lavoro e portare avanti un progetto. Mi sento insicura e impaurita. Eppure nella mia vita precedente… ho fatto un milione di cose, ho lavorato forsennatamente, ho sostenuto impegni e responsabilità enormi, mi sono data senza risparmio, doppi lavori, orari estenuanti e questo solo fino a qualche anno fa. Ora mi sembra tutto così lontano e mi pare impossibile poter tornare ad essere anche solo la metà di ciò che ero. Mi stanco subito, sono distratta, svagata e non ho nessuna voglia di rimettermi alla prova.
Non so, forse ho solo paura di tornare alla vita normale. La malattia in qualche modo mi ha protetto e mi ha fatto compagnia in tutti questi mesi, si certo è stato un periodo doloroso e pieno di paure e brutti pensieri, ma mi sentivo al sicuro, tutti si prendevano cura di me e io non dovevo fare altro che accogliere le loro attenzioni. Avevo un programma da seguire, indicazioni precise. Lo so sembra un pensiero davvero poco sano, ma questa è la verità. Riprendere in mano la mia vita mi spaventa assai. E poi il mio corpo ancora vacilla e questo certo non mi aiuta.
Ma devo fare pace con questa cosa, devo fidarmi ancora del mio corpo e di me stessa, solo così potrò ricominciare a credere di nuovo nelle mie capacità.
Fino a quando questo processo non sarà avvenuto dovrò allontanare da me ogni fonte di incertezza, ogni pensiero molesto perché se non mi proteggo rischio davvero di farmi male definitivamente.
Tutto quello che è nelle mie mani ho il dovere di farlo accadere…. Ora la vita è di nuovo mia e non posso lasciarla scorrere così. La malattia è lontana e io ho vinto su di lei. Non posso permettermi di farmi sopraffare dalla paura, ora non ne ho più motivo.
Conterò su me stessa, piano piano tornerò la Diana di sempre. Non la stessa di prima forse, ma con la stessa capoccia dura. Con meno capelli, più cicatrici forse, ma sicuramente più forte, più concentrata su me stessa e meno accomodante. Quello che viviamo in qualche modo ci cambia e ci apre prospettive diverse, dobbiamo solo imparare a coglierle “Senza Paura…” sto sentendo ora questa canzone. Come dire, nulla è per caso.
La paura è stata una delle costanti di questi ultimi mesi, insieme alla tristezza, al dolore e alla rabbia. Ora basta, voglio trasformare tutto in energia positiva e ripartire da zero.
Ma sento che in me sono cambiate delle cose, non riesco a vivere come prima, non voglio e non posso tornare a come ero perché sarebbe falso, sarebbe inutile e sbagliato.
Io sto rimettendo in piedi la mia vita e piano piano ci riuscirò, passo dopo passo arriverò a ritrovare il mio equilibrio. Solo allora potrò guardarmi dentro e solo allora potrò capire cosa sento, di cosa ho bisogno e cosa penso davvero.
Sono guarita è vero, ma ancora il mio corpo reclama quando lo metto alla prova. Lo voglio assecondare perché lo ho già strapazzato abbastanza e non voglio usurarlo ulteriormente.
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Non ho mai avuto voglia di festeggiare San Valentino... Forse perché è una ricorrenza inutile e banale o forse perché è la festa degli innamorati... ed io non mi sono mai sentita amata ed innamorata allo stesso tempo.
E allora ho deciso di cancellare questa "festa" dalla mia vita.
Certe volte davvero credo di essermi liberata dal passato, dalle paure e penso di poter ricominciare come se nulla fosse accaduto. Mi sento energica e serena come prima e quasi non mi sembra vero...
Ma poi basta un dettaglio, una parola, un pensiero, un mal di pancia e tutto crolla, mi travolge e io ricado nel buio. Nelle notti insonni, che non riesco a respirare, da sola a sconfiggere la paura che quel dolore torni di nuovo e che mi strappi via ancora il sorriso e la voglia di vivere.
Cerco di fare cose, di distrarmi e di stare con chi mi vuole bene, cerco di tenere la mente e il cuore impegnati così da sentire meno il dolore.
Non so cosa tutto queste abbia a che fare con San Valentino… ma mi è venuto così e così lo ho scritto.
Per fortuna tra poco sarà di nuovo primavera, la primavera della mia nuova vita.
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Sono stata dal parrucchiere per fare il colore ai capelli …. Vabbè non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che l’anno scorso in questo periodo stavo per iniziare le chemio e i capelli stavo per perderli completamente.
Sono corti corti certo, ma carini e ordinati. Ero molto emozionata devo dire… e sono felice di esserci andata. Mi sono sentita quasi una donna normale e non mi pare una cosa da poco.
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Sto scrivendo quasi tutti i giorni in questo periodo. Non so, forse ho bisogno di appuntare i miei pensieri e questo per me è sempre stato il modo migliore per farlo.
Ieri mi sono pesata e sono arrivata a 58 kg. Devo assolutamente invertire la rotta. Non voglio perdere la forma fisica ritrovata dopo l’intervento. Vogli tornare a 56. Sono due kili ma fanno la differenza. E soprattutto non voglio rischiare di aumentare ancora. Insomma dopo tutto sto calvario almeno la soddisfazione di essere più Bbona... me la voglio godere.
Venerdì prossimo parto per Malta e voglio essere bellissima. Ce ne andiamo in giro con la mia amichetta per l’isola e voglio risplendere e poi non faccio una vacanza da anni. Non prendo un aereo da quando sono rientrata proprio da Malta, nel novembre del 2019.
Insomma. Piano piano le cose sembra che si sistemino. La prossima settimana ho le analisi da fare, poi giovedì visita oncologica e terapia. Per ora sembra tutto sotto controllo. Speriamo bene
Ho ripreso ufficialmente servizio a scuola. Spero di cavarmela.
Io mi sento abbastanza bene, ho solo un po' di stanchezza e frequenti mal di testa ma questo è dovuto anche alla terapia ormonale che ho ripreso da un mesetto. Vabbè, dice che sta pasticchetta quotidiana mi preserva dalla recidiva. Che devo fare, non la prendo ??
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Sono stati giorni pieni ed impegnativi, ho ripreso il lavoro a scuola, ci vado tutti i pomeriggi, poi ci sono le visite, i controlli, le fisioterapie, le terapie, insomma… le settimane vanno via velocemente.
Nel frattempo ho delle buone notizie che mi riguardano, vabbè con la scuola ho preso possesso di tutto e sto andando avanti tranquillamente. Non ho ancora incontrato il capo ma ci ho parlato al telefono e a me va benissimo così. La cosa bella è che l’INPS mi ha prolungato accompagno ed invalidità fino a gennaio 2027, cioè ho praticamente ancora un anno di sussidi su cui posso contare. Ho anche fatto domanda per il "bonus psiconcologico" e me la hanno subito accolta. Mercoledì prossimo alle 11 ho la prima seduta.
Questo mi da molto sollievo, da una parte posso contare su un supporto economico, oltre alla scuola, che sicuramente mi fa stare più tranquilla, dall’altra questo percorso terapeutico mi aiuterà a trovare gli strumenti adatti per riprendere contatto con la mia vita e poi a… costo zero. Insomma un regalo di 1.200 Euro che davvero è una grande conquista per me in questo momento.
Spero solo di farne buon uso.
Il mio intento sarebbe fare questa esperienza libera, senza condizionamenti o pressioni emotive esterne. La fase che sto attraversando è molto delicata, devo davvero riprendere possesso di me e della mia vita e non posso permettermi altalene emotive. Sono certa che questo percorso mi potrà aiutare e sostenere.
Non sono in grado di giocare alle montagne russe, non ho la forza né l’equilibrio per rimanere in piedi. Ora devo cominciare da zero e costruirmi una base solida sulla quale poter fondare la mia nuova vita. La mia mente deve essere sgombra da paure ed incertezze, devo reimparare a fidarmi di me e devo sapere di poter contare sulle mie forze e sulla mia lucidità, sul mio coraggio e sulla mia tenacia. Devo riprendere in mano la mia vita e non lasciare che nessuno, ma proprio nessuno, possa destabilizzarmi, per nessuna ragione.
Solo quando avrò compiuto questo percorso potrò di nuovo esporre il mio cuore e la mia mente alle emozioni, solo quando mi sentirò di nuovo intera potrò permettermi di aprirmi di nuovo.
Per poter ritrovare la parte più bella di me devo liberarmi da questo peso, non sento più la meraviglia, la bellezza. Dentro sono vuota e arida. Devo liberare il mio cuore per poter sentire di nuovo emozioni e sentimenti sinceri. Ora no, non sono ancora pronta ad aprirmi di nuovo al mondo. Ho bisogno di riprendere il controllo su me stessa. Devo prima ricominciare ad amare la vita senza paura di sentirmi sconfitta di nuovo.
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Sono piuttosto scombussolata e ancora non riesco a trovare una via. Sento che dentro di me è avvenuta ed ancora è in corso una profonda trasformazione, vivo le cose in modo nuovo, diverso da come ero abituata a viverle. Sento che tutto mi tocca troppo profondamente, tutto mi attraversa, tutto mi destabilizza, mi accorgo anche delle sensazioni più impalpabili, quelle che prima magari non sentivo affatto. Mi sento scoperta, senza pelle e senza protezione. Ho sempre la sensazione di vivere su un filo, in bilico e ho la paura costante di cadere e perdere l’equilibrio e comunque ho dentro quella paura costante che questo possa accadere, che intorno a me ci sia il vuoto e io possa finirci dentro da un momento all’altro.
Percepisco tutto in modo più forte come se le mie ferite fossero ancora aperte e anche un piccolo soffio di aria mi reca dolore e mi fa urlare. Non lo so questo cosa voglia dire, so che mi fa sentire sempre in uno stata di allerta, di pericolo e di inquietudine.
Io tento di vivere la mia vita con tutta l’energia buona che riesco ancora a trovare dentro di me, cerco di prendermi tutto il bello che ho intorno a me, ma questo non mi protegge, non riesce a restituirmi calma e serenità. Sorrido, chiacchiero, scherzo perché la mia natura è così, gioiosa, vitale, solare, ma io dentro non sento nulla. Quando le persone intorno a me vanno via io ripiombo nel mio vuoto e nella mia paura. Non riesco a rimettermi in piedi, mi sento smarrita e senza nessun appoggio, sola, in pericolo.
Boh che ne so, forse questa è una cosa normale per chi ha vissuto una esperienza come la mia, forse ho solo bisogno di tempo, ho solo bisogno di ricostruire passo passo tutti i pezzi mancanti.
In effetti la situazione che vivo attualmente non mi aiuta. Sono davvero priva di qualunque certezza, il lavoro e quindi i soldi, la casa, la salute, la vita affettiva…. Mai come in questo momento ho bisogno di stabilità e di sicurezza. Sono sempre stata libera, autonoma, indipendente e ho sempre fatto scelte coraggiose prendendomi la piena responsabilità di ogni possibile conseguenza. Ma ora non ci riesco più. Ora nulla mi fa sentire al sicuro, nulla mi da conforto, nulla mi placa, nulla mi fa addormentare col cuore leggero. Ho sempre un fondo di paura e di agitazione dal quale non riesco a liberarmi. Vorrei che qualcuno fosse qui, vicino a me ora e che mi dicesse che è tutto a posto, che sono viva, qualcuno che mi abbracci senza lasciarmi per tutta la notte. Qualcuno che resti… ecco questo è quello che mi farebbe stare bene ora. Ma mi giro e affianco a me non trovo nessuno, non sento il calore di nessuno, il respiro di nessuno. E questo a volte mi fa sprofondare in una tristezza senza ritorno. Mi toglie il sorriso e pure le energie.
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Domani ho la prima seduta.
Spero davvero di riuscire ad affrontare il percorso terapeutico nel modo giusto, vorrei riuscire a tirare fuori quello che ho dentro come mai sono riuscita a fare in tutta la mia vita, perché solo così ho la possibilità di farmi dare un sostegno concreto. Vediamo come va, cercherò di non farmi dei preconcetti come faccio sempre, di non crearmi il solito mondo parallelo per evitare quello vero che ho dentro, cercherò di essere onesta e limpida come mai prima. Voglio darmi questa possibilità e voglio darmi il tempo che serve. Prometto che sarò libera, onesta e soprattutto paziente.
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Di incontri con lo psicologo ne ho già fatti 2
Non so, la sensazione mi pare buona ,l’impatto è stato reciprocamente positivo e questo è sicuramente un buon segnale e un buon inizio.
La prima seduta è stata conoscitiva ho cercato di riassumere in un ora e mezzo parte della mia vita, almeno l’ultima, quella che mi ha attraversato negli ultimi mesi e che ha generato in me lo stato di confusione e paura che sto vivendo ora.
Certo questo ha comportato delle piccole incursioni nel passato anche per trovare un filo logico al mio racconto.
Oggi è andata ancora meglio, mi sono sentita più leggera anche se un pò svuotata dopo l’incontro.
Mi pare che stia riuscendo ad aprirmi piano piano e sto provando ad essere sincera il più possibile. Non è così scontato che io ci riesca lo so, ma mi pare di stare sulla strada giusta
Il percorso da fare è lungo e complesso, devo ridare un ordine a tutti gli elementi più importanti della mia vita e non sarà facile mettere in fila i pensieri.
Devo creare intorno a me delle nuove basi, dei nuovi punti di riferimento da cui ripartire e su cui fare affidamento. La casa, il lavoro, la macchina, la mia autonomia economica, gli affetti. Tutto insomma. Tutto da rifare.
La cosa importante è non fare passi indietro, devo riuscire piano piano a muovermi verso la mia nuova condizione e la mia nuova vita, verso la nuova me. Tutto quello che mi costringe a voltarmi indietro e che mi blocca o mi destabilizza lo devo tenere lontano, almeno per il momento.
Insomma questo è un percorso difficile e delicato e non mi posso permettere sprechi di energie, quelle che ho sono a mala pena sufficienti, non devo lasciare spazio a dolore e paura altrimenti vanifico tutto il lavoro.
Io ora ho bisogno di concentrarmi su di me e di stare tranquilla, di fare questo percorso che ho intrapreso con serenità e senza strappi, senza situazioni che possano appunto farmi tornare indietro.
Ho bisogno di tempo, di stare da sola con me stessa per riprendermi quella normalità che mi è stata tolta, per riprendere in mano la mia vita e ricominciare.
Ho bisogno di energia e soprattutto devo mettere di nuovo me al centro del mio mondo se voglio davvero risalire e rimettermi in piedi. Ho bisogno di recuperare la mia autostima, di credere di nuovo in me e nelle mie possibilità. Si, certo la malattia mi ha fortemente minato e mi ha indebolito, ma se ora sono in una situazione di disperazione e di vuoto, senza casa, senza soldi e senza un legame affettivo reale, beh forse una buona parte di responsabilità è mia. Sono io che non sono stata abbastanza brava a costruirmi una vita più solida e più stabile.
Questo genera in me un forte senso di inadeguatezza, mi fa sentire incapace di prendermi cura di me stessa, non sarei in grado di supportare nemmeno mio figlio se me lo chiedesse, e questo mi distrugge, ho addosso una sensazione di fallimento totale, come donna, come moglie, come madre e come persona.
Tutto questo certo non mi fa bene, ora non posso e non voglio farmi schiacciare dal dolore, non più, non me lo posso permettere.
Ho bisogno di prendere una pausa, di camminare con le mie gambe e di rimettere in ordine i miei pensieri e le cose principali della mia vita che mi consentano di sentirmi di nuovo autonoma, normale, sana, guarita sia dalla malattia che dal malessere che sto vivendo ora.
Con questo non dico che riuscirò a vivere come se nulla fosse accaduto perché non è vero. Di cose ne sono successe e anche tante e io non posso ignorarle. Sono cose che mi hanno attraversato e segnato, ma posso sicuramente provare ad elaborare tutto questo e guardare avanti, verso la mia nuova vita.
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Con lo psicologo le cose procedono bene, mi sento accolta e credo che insieme potremo fare un buon percorso. Devo solo riuscire a tirare fuori tutto, anche il peggio senza timore e senza omissioni, solo così lui potrà provare a supportarmi. Se esprimo i miei bisogni forse potremo lavorarci insieme e provare a rimuovere le mie paure.
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Ho fatto la mia quinta seduta dallo psicologo. Ero piuttosto confusa oggi, lui mi ha lasciato parlare e piano piano io mi sono un po' ripresa, ho riportato di nuovo l’attenzione su me e sulla mia vita che è su quello che devo fare davvero. Parlando mi sono schiarita un po' le idee e sono tornata in me. La seduta mi ha fatto bene, mi ha permesso di tirare fuori tutto il mio dolore, la mia frustrazione e poi piano piano ho sentito che era scivolata via.
Mi sentivo molto più serena dopo, ho ripreso a pensare a me e alle cose importanti da fare tirando fuori tutta la razionalità di cui sono capace e dopo la seduta mi sentivo meglio, anche lo psicologo mi ha visto pian piano trasformarmi, tornare ad essere lucida e reattiva e quindi ha preferito interrompere dopo solo un’ora e dieci… (in genere ci sto oltre l’ora e mezza) per evitare che ricadessi nel vortice dei pensieri negativi.
Insomma sono entrata in un modo e uscita in un altro, possiamo dire di aver fatto un buon lavoro.
Se davvero questa cosa che la scuola chiude dovesse confermarsi ne sarò davvero dispiaciuta. E’ un lavoro piacevole, che mi impegna part-time e mi lascia tempo e spazio per fare altro. E soprattutto è una entrata piccola ma stabile e a me fa molto comodo e ancora di più dopo gennaio quando i sussidi mi verranno tolti.
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Sono arrivata alla 13 terapia monoclonale, ne mancano cinque, tra quattro mesi dovrei terminare e finisce anche questa mia frequentazione al Day Hospital che certo non mi fa bene. Suoni, odori, immagini di vita che mi fanno ricadere nel buio.
Ci tornerò poi solo per le visite di controllo semestrali o annuali. Ma questa frequenza costante, mi sfinisce. Devo prenotare due visite importanti, la neurologica e la MOC e poi ogni tanto controllare il cuore. Per il resto posso condurre una vita normale. Lo psicologo lo avrò per altri tre mesi circa e questo pensiero mi rasserena molto.
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Peso 59 kili, ho preso 3 kili da quel 28 ottobre, giorno dell’intervento. Sono passati 7 mesi in effetti, ma se voglio mantenere questa forma fisica, devo stare attenta, Mi piace il mio corpo ora, nonostante tutto e anche psicologicamente è importante che io mantenga questo risultato. Sento che mi da una energia buona indispensabile in questo momento così delicato.
Dopo tutto il sacrificio e tutto il dolore vorrei poter godere degli effetti positivi che la malattia ha generato e la trasformazione fisica è uno di questi.
Prima di andare a Ponza vorrei perdere 2/3 kili. Se mi ci metto posso farlo. Ho fatto di peggio in passato. Combatto con la ciccia da sempre … oggi mi vado a comprare un costumino due pezzi carino per sfoggiare finalmente la mia pancina piatta, che non ho avuto mai, nemmeno a 15 anni... poi un po' di sole sicuramente mi darà un aspetto migliore, più sano. Sono molto eccitata all’idea di queto viaggetto perché non sono mai partita con le amiche per una vacanza, sarà divertente e io farò di tutto per dare il meglio di me e per prendermi tutto il bello che c’è.
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Con la scuola purtroppo non ci sono belle notizie, è confermato che a giugno chiuderà quindi da settembre sarò di nuovo disoccupata. Che peccato era un lavoro bello, che mi dava serenità e un minimo di stabilità economica, certo non bastava a vivere ma era una base sulla quale contare. Niente, tutto da rifare. Mi rimetterò a cercare, a chiedere e speriamo che qualcosa di buono venga fuori. Però anche che palle, non riesco a trovare un po' di pace, quando una cosa si sistema se ne rompe un'altra. Vabbè… non voglio fare la lagnosa. Mi fermo qui.
Un passo alla volta. Piano piano tutto si sistema, lo so. Ora ho una casa, una bella rete di esseri umani intorno a me, non sono sola e questo mi da una pace enorme. Io farò tutto quanto in mio potere per trovare una soluzione e sono sicura che in qualche modo ce la faremo.
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Non scrivo da quasi 5 giorni, diciamo che è stato un periodo piuttosto intenso… nel frattempo la vacanzina a Ponza la abbiamo fatta, siamo state benissimo. Era la mia prima vacanza solo donne, non ho mai avuto occasione per farlo, alla tenera età di 60 anni ci sono riuscita. Bello, da ripetere.
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Il 16 giungo avrò la visita di controllo a Roma con i Plastici… e spero mi diano dei tempi per la ricostruzione definitiva. Il seno si è assestato abbastanza, ma certo è ancora un pò brutto a vedersi, desidero che torni al più presto “normale”, anche questo mi aiuterà a ricondurre la mia vita appunto ad una normalità, una nuova normalità certo ma che saprò far diventare mia e alla quale pian piano imparerò ad adattarmi
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Eccomi. Sono tornata al punto da cui tutto era iniziato.
Sì, perché il mio viaggio era cominciato proprio quel 15 giugno, il giorno dopo sarei dovuta andare alla vista al Sant'Andrea per la visita per un controllo, quasi otto mesi dopo l'intervento.
Non so cosa mi riserverà il futuro. Non so se questo blog continuerà a crescere insieme a me. Non so se qualcuno si fermerà davvero a leggere queste pagine o sentirà il desiderio di raccontarmi un pezzetto della propria storia.
Ma, in fondo, è proprio questo che spero, perché ognuno di noi attraversa battaglie che gli altri non vedono. Ciascuno porta sulle spalle paure, ferite, attese, sogni che spesso restano nascosti. Se attraverso queste righe qualcuno dovesse sentirsi meno solo, se trovasse un pensiero che gli somiglia o una parola capace di fargli compagnia anche solo per qualche minuto, allora tutto questo avrebbe un senso ancora più grande.
Non ho certo risposte da offrire. Ho soltanto la mia storia. Le mie cadute, le mie cicatrici ma anche la mia rinascita. Se questo spazio potrà diventare un piccolo luogo di incontro, dove riconoscersi senza paura e senza giudizio, sarà il regalo più bello che questa esperienza potrà lasciarmi.
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Oggi è una giornata luminosa. La casa profuma di buono e a quest’ora si riempie di una luce speciale. Qui le persone passano, si fermano, lasciano qualcosa di sé e portano via qualcosa degli altri. Non solo un piatto condiviso, ma parole, sorrisi, silenzi, ascolto.
Abbiamo costruito un mondo che ci assomiglia, un luogo dove non serve essere perfetti. Senza confini, senza giudizi. Dove si può ridere forte e piangere senza vergogna. Dove le fragilità non allontanano, ma avvicinano, dove ci si sostiene nelle piccole e nelle grandi cose, perché la vita, in fondo di questo è fatta.
Un angolo di mondo pieno di musica, di colori, di animali, di fiori che ci ricorda ogni giorno che la bellezza continua a esistere anche dopo il dolore, dove la tristezza può entrare, ma non può restare.
E forse è questo che vorrei provare a dire a chi è arrivato fin qui. Che la paura non ci definisce. Che una cicatrice non racconta solo quello che abbiamo perso, ma anche tutto quello che abbiamo avuto la forza di attraversare.
La vita ci cambia, a volte ci spezza e ci ricuce in modo diverso, ma può ancora sorprenderci.
E se c'è una cosa che questa malattia mi ha insegnato è che la condivisione rende il peso del dolore più leggero e la speranza più reale.
Per questo oggi guardo avanti con occhi nuovi, più liberi e mi piace pensare che queste mie parole possano incontrare il cuore di qualcuno, proprio nel momento in cui ne ha più bisogno.
Se sarà così, allora questa storia non sarà stata soltanto mia.
Diana
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