LA PRIMA VOLTA
Capitolo 1 – La telefonata
Se qualcuno mi chiedesse quando è iniziata la mia storia con il cancro, probabilmente risponderei semplicemente: «Con una telefonata.»
Non con una diagnosi, non con una biopsia, non con un medico che pronunciava parole difficili da ascoltare.
Con una telefonata.
Era novembre del 2021 e stavo tornando a casa in treno. Non ricordo nemmeno da dove, ricordo invece perfettamente il numero sconosciuto che comparve sul display del cellulare.
Pensai fosse uno dei soliti call center. Di quelli che cercano di venderti un nuovo contratto della luce, un'assicurazione o chissà cos'altro. Normalmente non rispondo. Quel giorno però ero seduta vicino al finestrino, il viaggio era ancora lungo e non avevo assolutamente nulla da fare, così risposi.
Dall'altra parte una ragazza molto gentile mi spiegò che stava chiamando per il programma di prevenzione dedicato alle donne e mi propose di fissare una mammografia.
Accettai immediatamente. Qualche giorno dopo arrivò una seconda telefonata. I macchinari avevano avuto un problema, l'appuntamento andava rinviato di una settimana e spostato in un'altra sede. Accettai anche quella modifica senza pensarci troppo.
Oggi mi capita spesso di ripensare a quella serie di eventi: se non avessi risposto, se avessi rimandato, se mi fossi infastidita per il cambio di appuntamento, se avessi deciso che tanto un anno in più o in meno non avrebbe fatto differenza.
Ma la vita non si costruisce con i "se". La vita è fatta dalle decisioni che prendiamo senza sapere dove ci porteranno.
Così, spinta da questa filosofica convinzione il 2 dicembre mi presentai puntualmente all'esame.
La mammografia fu fastidiosa come sempre. Un'esperienza che nessuna donna definirebbe piacevole, ma che tutte affrontiamo sapendo quanto sia importante.
Finito l'esame tornai a casa e tornai alla mia vita, lavoro, impegni, problemi quotidiani, le solite cose.
Poi, qualche settimana più tardi, arrivò un'altra chiamata, mi dissero che avevano notato qualcosa che meritava un approfondimento e che sarebbe stato opportuno eseguire un'ecografia.
La notizia non mi piacque, ma per fortuna non sono mai stata una persona particolarmente ansiosa quindi segnai l'appuntamento sul calendario e continuai a fare quello che facevo ogni giorno.
Diciamo che evito di pre-occuparmi, ma preferisco occuparmi delle cose quando accadono.
Non sapevo che da lì a poco avrei imparato quanto può essere sottile il confine tra la normalità e tutto ciò che viene dopo.
Capitolo 2 – Il Santo Spirito
No, non sto per raccontare una mia fase mistica, semplicemente Santo Spirito è il nome dell’ospedale in cui mi recai per fare L'ecografia.
Per chi non è di Roma, è uno di quegli ospedali che sembrano usciti da un libro di storia. Affacciato sul Lungotevere, a due passi dal Vaticano, bello da togliere il fiato. Uno di quei posti che ti fanno pensare che, in fondo, anche ammalarsi in Italia abbia una certa eleganza.
Peccato che l'eleganza architettonica non sempre sia accompagnata da quella umana. Arrivai tranquilla, forse troppo tranquilla. Avevo fatto controlli regolari per anni e, a parte quel richiamo per approfondimento, nessuno mi aveva parlato di qualcosa di particolarmente preoccupante.
Mi stesi sul lettino e la dottoressa iniziò l'esame. All'inizio tutto normale, poi notai che si soffermava sempre nello stesso punto. Il seno sinistro. Guardava il monitor, si fermava, tornava indietro, misurava. Faceva una smorfia. Guardava di nuovo.
E io, che fino a quel momento ero stata serena, iniziai lentamente ad impensierirmi. Chiunque abbia fatto un'ecografia sa leggere certe cose. A un certo punto mi chiese da quanto tempo non facessi controlli. Le spiegai che, da quando avevo compiuto cinquant'anni, eseguivo regolarmente tutti gli screening consigliati. L'unica eccezione era stata l'anno precedente, Il 2020. L'anno del Covid e, come per milioni di altre persone, la mia vita era stata travolta da priorità diverse.
Pensavo che avrebbe annuito, magari che avrebbe capito. Invece no. Cominciò una specie di predica, iniziò a borbottare cose sull'incuria, sulla superficialità. Sul fatto che le persone prendono sotto gamba le cose importanti. Francamente non ricordo nemmeno le parole precise.
Ricordo però perfettamente la sensazione. Mi sentivo giudicata. Come se fossi lì non per ricevere assistenza medica, ma per essere rimproverata. La cosa assurda è che fino a quel momento non ero nemmeno particolarmente preoccupata. Fu lei a farmi preoccupare, e parecchio.
Continuò a osservare il monitor ancora per qualche minuto. Poi arrivò la frase. Quella che cambiò l'atmosfera della stanza. «C'è un nodulo sospetto.»
Detta così. Senza preamboli, senza alcuna delicatezza. E poi senza nemmeno una pausa aggiunse che sarebbe stato necessario eseguire subito una biopsia, lì e subito prese gli strumenti per eseguire l’esame.
Ma il modo in cui me lo comunicò mi colpì quasi quanto la notizia stessa. Sembrava infastidita. Come se fossi io la vera responsabile di quello che stava vedendo. Come se quasi me lo fossi meritata quel nodulo.
Io sono una persona paziente. Davvero. Tendo sempre a giustificare gli altri e non sono una attaccabrighe, ma quel modo di fare davvero mi disturbò. Un po' la preoccupazione per quello che stava succedendo, un po' un moto di rivalsa.. le risposi. Con educazione, ma senza troppi giri di parole. Le dissi che il suo modo di rivolgersi a me era del tutto fuori luogo, che stavo affrontando un momento già abbastanza delicato senza bisogno di sentirmi colpevole e che da un medico, per di più una donna, oltre alla competenza, mi sarei aspettata un minimo di umanità.
Non ricordo nemmeno come terminò quella conversazione. Ricordo soltanto che uscii dall'ospedale con una sensazione nuova che fino a quel momento avevo tenuto lontana. La paura.
Non una paura travolgente, non ancora, piuttosto un pensiero che aveva iniziato a scavare. Piccolo. Silenzioso. Per la prima volta iniziai a chiedermi se davvero tutto sarebbe andato bene e per la prima volta presi in considerazione una possibilità che fino a quel giorno non avevo nemmeno voluto nominare.
Capitolo 3 – L'attesa
Non ricordo quanti giorni passarono tra la biopsia e il risultato. Probabilmente potrei recuperare le date precise dai documenti, ma la verità è che non servirebbe, perché quando aspetti una risposta che potrebbe cambiarti la vita, il tempo smette di funzionare normalmente.
Ricordo invece molto bene una cosa. L'attesa. Quella sì. Restare ferma ad aspettare non è mai stato nelle mie corde, ma quella volta non potevo fare assolutamente nulla dovevo solo avere pazienza e attendere che qualcuno, in un laboratorio da qualche parte, guardasse quelle cellule e decidesse il seguito della mia storia.
Così continuai a fare quello che facevo sempre. Vivere. Ma ogni tanto mi sorprendevo a pensare: "E se fosse davvero qualcosa di brutto?" Subito dopo scacciavo il pensiero. E se tornava, lo scacciavo di nuovo. Da una parte la razionalità. Dall'altra la paura, da una parte i numeri, le statistiche, le probabilità, dall'altra quella vocina fastidiosa che sussurrava sempre gli scenari peggiori.
La notte era il momento più complicato. Di giorno il cervello è occupato, la vita ti distrae. Ci sono le persone, gli impegni, le cose da fare. Di notte no. Di notte rimani da sola con i tuoi pensieri e i pensieri possono diventano molto rumorosi. Poi la mattina mi alzavo e tornavo ad essere quella di sempre. Pratica, razionale, operativa. In fondo nessuno mi aveva ancora detto niente. Forse mi stavo preoccupando inutilmente.
Una mattina come tante, almeno così sembrava, Il telefono squillò. Sul display comparve il numero del Santo Spirito. Risposi. La voce dall'altra parte fu gentile e professionale. Mi dissero soltanto che era necessario un colloquio in presenza e che avrei dovuto presentarmi in ambulatorio il giorno 18 gennaio alle ore 10.00
Nient'altro, nessuna spiegazione, nessuna anticipazione.
Naturalmente non serviva altro. Se fino a quel momento avevo avuto dei dubbi, in quell'istante capii che la risposta non era quella che speravo.
Riagganciai.
Rimasi immobile per qualche secondo, in silenzio. Guardavo il telefono come se potesse aggiungere da solo le parole che nessuno aveva pronunciato. Poi lo appoggiai sul tavolo.
Capitolo 4 – La parola che cambia tutto
Ci sono parole che appartengono sempre alla vita degli altri. Finché, all'improvviso, diventano tue.
Cancro era una di quelle.
Arrivai in ospedale da sola. Non perché fossi coraggiosa. Semplicemente perché fino a quel momento non avevo ancora realizzato davvero cosa stesse succedendo. Mi fecero accomodare in un ambulatorio e lì incontrai l'oncologa.
Ancora oggi ricordo il suo volto. Non tanto i lineamenti quanto il modo in cui mi guardava. Con delicatezza, con rispetto, con quell'attenzione speciale che alcune persone riescono ad avere quando sanno di dover dire qualcosa di difficile.
Fu in quel momento che capii, ancora prima che parlasse, perché certe notizie entrano nella stanza prima delle parole.
Mi spiegò tutto con calma, senza allarmismi. Mi disse che l'esame aveva evidenziato un carcinoma mammario, piccolo, molto piccolo. Circa otto millimetri, individuato precocemente e in una fase estremamente favorevole.
Ricordo che ascoltavo. Annuivo. Facevo domande. La parola carcinoma continuava a rimbalzarmi nella testa. Io. Che da bambina non avevo avuto nemmeno il morbillo o gli orecchioni. Io che ero sempre stata quella forte. Quella resistente, quella che non si fermava mai.
Io avevo un tumore. Era una frase che il mio cervello faticava a mettere insieme.
L'oncologa continuò a spiegarmi il percorso: un intervento di quadrantectomia, la radioterapia, ottime probabilità di guarigione. Era tutto sotto controllo. E, soprattutto, era stato preso in tempo. Quella frase la ripeté più volte. "Lo abbiamo preso in tempo." Oggi so quanto fosse importante, ma in quel momento riuscivo a concentrarmi soltanto su una cosa.
Avevo il cancro.
Perché, per quanto piccola fosse la lesione. Per quanto buone fossero le prospettive. Per quanto rassicuranti fossero i medici. La parola restava quella: Cancro.
Una parola che fino al giorno prima apparteneva ai racconti degli altri. A parenti lontani, ad articoli di giornale, a persone incontrate per caso. Ora apparteneva a me e dovevo imparare a conviverci.
Quando uscii da quell'ambulatorio non ero terrorizzata e questa cosa, ancora oggi, mi sorprende. Ero stordita quello sì, confusa, frastornata. Ma non impaurita.
Probabilmente perché quella donna aveva fatto il suo lavoro nel modo migliore possibile. Mi aveva dato informazioni, non sentenze. Una strada da percorrere, non una condanna. Mi aveva spiegato che c'era un problema, ma anche che esisteva una soluzione. E in quel momento, per me, fece tutta la differenza del mondo.
Uscii dall'ospedale e camminai per un po' lungo il Lungotevere. Ricordo il traffico, le persone, gli autobus, I turisti. La vita che continuava normalmente intorno a me. Ed era una sensazione stranissima, perché dentro di me era appena successo qualcosa di enorme. Eppure il mondo non sembrava essersene accorto.
Fu lì che compresi una cosa. La diagnosi non aveva cambiato chi ero, aveva cambiato quello che mi stava succedendo, ma io ero sempre la stessa, solo che adesso avevo davanti una battaglia che non avevo scelto ma che avrei dovuto combattere.
Una cosa però non potevo ancora saperla.
Quella non sarebbe stata la battaglia più difficile della mia vita.
Capitolo 5 - Il corpo ci parla
A pensarci bene, i mesi precedenti non erano stati facili.
Anzi, se devo essere sincera, non erano stati facili nemmeno gli anni precedenti.
Chi mi conosce sa che sono una persona positiva. Mi piace sorridere, progettare, guardare avanti. Sono una di quelle che, anche quando piove, cerca comunque di trovare un motivo per uscire senza ombrello. Ma essere positiva non significa essere superficiale o indistruttibile. Non sono fatta di cartone.
Ho un cervello che pensa, un cuore che si preoccupa, emozioni che ogni tanto traboccano. Sono un essere umano come tutti gli altri e, come tutti gli esseri umani, conosco la fragilità.
La vita, negli ultimi anni, non era stata particolarmente generosa con me.
Non entrerò nei dettagli. Non perché siano segreti, ma perché questa non è la storia dei problemi che avevo prima del cancro. È la storia di quello che ho capito dopo.
Sono una persona profondamente razionale. Credo nella medicina, nella ricerca, nei dati, nella scienza. Non ho mai pensato che un tumore nasca da un'emozione negativa o che basti pensare positivo per guarire.
Però credo che mente e corpo si parlino continuamente. E la mia mente, per molto tempo, aveva vissuto sotto assedio.
Responsabilità, preoccupazioni, decisioni difficili, tumulti emotivi e tante situazioni che richiedevano energia anche quando di energia ne era rimasta poca. Per anni ho continuato ad andare avanti come se fossi inesauribile.
Ero forte. O almeno così pensavo. O forse, più semplicemente, ero diventata bravissima a ignorare la fatica.
Con il senno di poi credo di aver abusato della mia resistenza fisica e mentale. Ho chiesto a me stessa molto più di quanto avrei dovuto e alla fine il conto è arrivato.
Non sto dicendo che lo stress abbia causato il cancro. Sarebbe una semplificazione sbagliata. Sto dicendo che quando arrivò la diagnosi, trovò una donna che da tempo stava combattendo molte battaglie invisibili.
Forse è anche per questo che, paradossalmente, affrontai quella visibile con una lucidità che ancora oggi mi sorprende.
Come mi aveva spiegato l'oncologa, l'intervento fu relativamente semplice. Entrai in ospedale la mattina del 16 marzo 2022 , mi operai nel pomeriggio. Mi assegnarono il letto numero 17, dettaglio che molte persone avrebbero considerato inquietante. Io invece lo trovai quasi divertente.
Un taglietto da una parte, una piccola sistemazione all'altro seno per mantenere un certo equilibrio estetico e il giorno dopo ero di nuovo a casa.
Cominciava la fase successiva. A giugno iniziai la radioterapia, per circa trenta sedute, dal lunedì al venerdì e la mia giornata seguì un rituale preciso: Treno dalla stazione Tuscolana. Destinazione San Filippo Neri, piano terra, medicina nucleare. Ogni mattina lo stesso percorso, gli stessi corridoi, le stesse sale d'attesa, gli stessi volti che iniziavano a diventare familiari.
È strano come ci si possa abituare quasi a tutto, anche alle cose che non avresti mai immaginato di fare. Terminai le terapie a settembre e per festeggiare me ne andai in vacanza in una bellissima fattoria nella Tuscia, con la Mela. La Mela, si, ma di lei parlerò più avanti...
Il cancro era stato rimosso e, tutto sommato, il mio corpo aveva reagito bene. La radioterapia mi lasciò in eredità soprattutto una stanchezza profonda, di quelle che non si risolvono con una buona notte di sonno, e qualche ustione che per un po' mi ricordò ogni giorno quello che stavo attraversando.
Ma, lentamente, anche quelle ferite passarono e così, un passo alla volta, ripresi a fare una cosa che per mesi mi era sembrata lontanissima: vivere normalmente.
Capitolo 6 – Guarita, ma non proprio
Quando terminai le terapie pensavo che la parte più difficile fosse finita. In fondo il tumore era stato rimosso, la radioterapia era andata bene e i controlli erano incoraggianti.
Pensavo che adesso sarebbe arrivata la famosa normalità. Mi sbagliavo. Quando attraversi un cancro nulla torna mai come prima, tu non sei come prima e non puoi pensare di vivere come prima.
All'epoca vivevo a Roma e lavoravo alla reception di una clinica privata. Avevo iniziato nel marzo del 2020, proprio mentre il mondo entrava nel caos della pandemia. Facevo prevalentemente turni notturni e, tutto sommato, mi ero costruita un equilibrio. Di notte lavoravo e di giorno vivevo e mi andava bene così. Avevo del tempo per fare le cose che amavo e sopportavo meglio la fatica di fare un lavoro che invece non amavo affatto.
Poi, a causa della malattia, mi dissero che non potevo più svolgere il lavoro notturno e quindi venni esonerata dalle notti. Una misura assolutamente corretta e prevista dalla legge. Fin qui tutto bene. Effettivamente lavorare la notte ti consuma poco a poco, non recupera mai davvero il sonno perduto e questo poco a poco ti sfinisce. E io non ero proprio in perfetta forma dopo quello che avevo passato.
Peccato che per inserirmi nei turni diurni decisero di trasferirmi in un'altra sede della stessa struttura. Sulla carta sembrava una semplice riorganizzazione.
Nella realtà significava quasi due ore di viaggio per tratta. Tre mezzi pubblici. Quattro ore al giorno passate a spostarmi..
Per una persona in piena salute sarebbe stato pesante, ma per una paziente oncologica che stava ancora cercando di recuperare energie era devastante.
Provai a parlarne con la cooperativa che mi aveva assunta, spiegai la situazione, chiesi se fosse possibile trovare una soluzione diversa. Non pretendevo privilegi, Chiedevo soltanto un minimo di buon senso e di far rispettare dei miei diritti come persona e come lavoratrice.
La risposta fu semplice. Questa era la situazione, se mi stava bene restavo, altrimenti ero libera di andarmene.
Libera. Ma libera una minchia.
Quando hai bisogno di lavorare per pagare l'affitto, mangiare e vivere, la libertà assume significati piuttosto relativi. Così per qualche mese continuai a provarci. Continuai ad alzarmi alle 4 del mattino, a rientrare alle 11 di sera, a rincorrere autobus e treni, a incastrare turni improbabili e giornate sempre più lunghe. Ma la mia vita era diventata insostenibile.
Turni cambiati all'ultimo momento, doppi turni improvvisi, giorni di riposo che sparivano. Stanchezza accumulata su altra stanchezza. Tutto questo per uno stipendio che non giustificava nemmeno lontanamente il prezzo che stavo pagando.
Avevo un contratto a tempo indeterminato, quello che tutti considerano il Santo Graal del mondo del lavoro. "Beata te", mi dicevano.
Eppure io, ogni mattina, sentivo di stare consumando me stessa un pezzo alla volta rischiavo di terminare io prima che terminasse il contratto.
Avevo bisogno di lavorare, certo, ma a a un certo punto arrivò anche un altro pensiero, semplice, chiaro e definitivo.
Anche vaffanculo.
La mia salute valeva più di quel contratto. Io valevo più di quel contratto. Mi ero rimessa in piedi dopo un tumore. Potevo rimettermi in gioco ancora una volta.
Ad aprile del 2023 chiesi un mese di aspettativa, poi un altro. Nel frattempo iniziai a guardarmi intorno, a cercare alternative. Provai ad immaginare una vita diversa. Era impensabile per me sottostare a quella situazione, nonostante il bisogno e l’incognita del futuro, nonostante la mia non più giovane età… avevo pur sempre una dignità da salvaguardare, un corpo ancora fragile da proteggere, un figlio che aveva bisogno di me, e poi sapevo fare tante cose, avevo volontà, serietà ed intelligenza, dovevo solo riuscire a trovare un modo per applicarla. Ho sempre lavorato da quando avevo 19 anni, non mi sono mai tirata indietro di fronte agli impegni e ho sempre agito con diligenza e senso di responsabilità. Ora dovevo agire per salvaguardare me stessa, altrimenti ogni mio sforzo sarebbe stato inutile.
E alla fine, nel luglio dello stesso anno, riuscii finalmente a farmi licenziare. Sembrerebbe una frase assurda.
Di solito le persone cercano disperatamente di evitare un licenziamento, io invece lo vissi quasi come una liberazione.
Nel frattempo avevo trovato un lavoro in un hotel a Chianciano Terme. Avevo già programmato il trasferimento, avevo già iniziato a costruire mentalmente quel nuovo capitolo della mia vita. Non ho avuto esitazioni, il lavoro è lavoro, si va dove c’è bisogno. Io sono sola, non ho vincoli quindi potevo spostarmi con relativa semplicità e così ho fatto.
Poi qualcosa andò storto. E quell'esperienza finì prima ancora di cominciare. Nel giro di poco tempo mi ritrovai senza lavoro, senza casa perché quella di Roma la avevo lasciata, e senza soldi.
A quel punto non avevo molte alternative, dovevo ancora una volta ricominciare tutto daccapo.
Capitolo 7 - La Mela
Non avevo molto è vero, ma con me c'era Mela. Anzi, la Mela. Certi cani non sono semplicemente cani, sono pezzi della tua vita. L'avevo adottata un paio di mesi dopo l'intervento. Era maggio del 2022. Da anni desideravo avere un cane e un giorno decisi di andare al canile di Latina. La vidi, lei vide me. Fine della storia. O forse l’inizio di una storia d’amore bellissima.
Dopo una settimana era già a casa. All'epoca lavoravo tantissimo, passavo fuori gran parte della giornata e vivevo in un piccolo attico di cinquanta metri quadrati con un terrazzino che a noi ci pareva immenso. Ci stavamo strette, ma stavamo benissimo.
Mela da cucciola è stata molto male, ha rischiato di non farcela, io mi sono presa cura di lei, la ho coccolata, protetta, accudita e lei faceva lo stesso con me, più o meno consapevolmente..
Mi faceva ridere quando ne avevo bisogno. Mi obbligava a uscire anche quando avrei preferito chiudermi in casa. Riempiva i lunghi silenzi che a volte albergavano nel mio cuore. Alleggeriva i miei pensieri con i suoi pupazzi, con le sue facce buffe. In fondo ci siamo salvate a vicenda.
Per questo separarmi da lei è stato uno dei dolori più grandi di quel periodo. Quando stavo per trasferirmi a Chianciano dovetti trovare una sistemazione stabile per lei. Fu una scelta necessaria. Ma non per questo meno dolorosa.
Per fortuna è rimasta in famiglia, oggi vive con mio nipote in Umbria. È diventata la mascotte del paese, la conoscono tutti, la amano tutti. In casa la trattano come una principessa. Esattamente come merita. Ogni tanto riesco ancora a vederla. E ogni volta è una festa. Mi manca infinitamente. Mi mancherà sempre, ma so che è felice e sapere che rende felici le persone che le stanno accanto, in qualche modo, rende più leggero anche il distacco.
Piccola parentesi malinconica. Ma ogni tanto ci sta.
Mela a parte, da Chianciano mi sono spostata a Latina, la mia cittadina di origine.
Capitolo 8 - Quando pensi che sia finita
A Latina sono arrivata a giugno del 2023.
Una mia amica storica, di quelle che non si spiegano, si vivono, ci sono e ci saranno sempre e per sempre, quelle che pure se non ti vedi per anni restano sempre connesse, sempre nella tua vita…. mi ha offerto una sistemazione in un piccolo appartamento indipendente all’interno della sua villa.
Ho accettato con entusiasmo e gratitudine, ma soprattutto ho provato un gran senso di sollievo: finalmente un punto fermo dopo mesi di cambiamenti continui.
Per un po’ ho vissuto grazie alla NASPI, quindi senza l’ansia immediata del “come arrivo a fine mese” e piano piano ho ricominciato a rimettere insieme la mia vita.
Ma poi il lavoro è arrivato di nuovo, per un periodo ho lavorato in un ufficio che si occupava di amministrazione condominiale. Un mondo completamente lontano da me. E infatti, ogni tanto mi chiedevo: “ma io cosa ci faccio qui?” Poi però ho fatto quello che ho sempre fatto. Ho imparato, resistito. Ho lavorato. Perché quando devi vivere, ti adatti.
Un giorno, durante un sopralluogo in uno dei condomìni che seguivamo, ho avuto un incidente con lo scooter, una caduta stupida, ma abbastanza seria da farmi fratturare una mano.
Ma come sempre io cerco di trasformare in opportunità tutte le cose. Innanzitutto sono riuscita a farmi risarcire dalla assicurazione e dall’INPS essendo un infortunio occorso durante l’orario di lavoro e poi nei giorni che ho passato a casa mi sono data da fare per trovare altre soluzioni che fossero più adatte a me e alle mie competenze.
Così dopo due mesi di pausa, di disintossicazione da quel luogo di lavoro tossico e malato ho deciso di cambiare ancora, non ho rinnovato il contratto e ho lasciato quell’ufficio, grigio e deprimente.
Ho iniziato a lavorare a tempo pieno con mio figlio, nel mondo della musica e dell’organizzazione di eventi. Un ritorno, in un certo senso, alle mie origini. Era quello che avevo fatto per quasi trent’anni della mia vita.
Lavorare con lui è stato molto emozionante. Erano anni che tutti e due sognavamo di realizzare questa collaborazione. Lui è un artista, musicista, io mi occupavo di organizzazione di concerti e spettacoli….. dovevamo prima o poi incontrarci.
Un periodo pieno di energia e ancora oggi collaboro con questo gruppi di ragazzi meravigliosi.
Ma avevo del tempo libero e così mi sono data da fare ed è arrivato un altro lavoro, questa volta in una scuola di musica, teatro e arte. Una proposta più stabile, più concreta.
Ho accettato subito, tanto una cosa non escludeva l’altra. La mattina mi occupavo di mio figlio e dei suoi progetti e i pomeriggi li trascorrevo a scuola, tra bimbe in tutù, attori intenti ad imparare la loro parte, sedute di yoga, di pilates, gorgheggi degli allievi di canto e salti acrobatici delle ragazze del Bungee dance.
Ho iniziato a lavorare lì a novembre del 2024 e lavoro con loro ancora oggi.
Nel frattempo non ho mai smesso di fare controlli. Dopo il primo tumore ero seguita dalla Breast Unit di Roma e il percorso era chiaro: visite, esami, monitoraggio costante e … Anastrazolo, una compressa al giorno per cinque anni. Io non sono una persona particolarmente regolare nella vita quotidiana, ma se un medico mi diceva cosa fare, io lo facevo. Punto.
Eppure, nonostante tutto fosse sotto controllo, c’era una cosa che non mi convinceva, un doloretto, all’inizio leggero, poi più presente al seno sinistro, quello operato.
La zona della cicatrice era diversa, dolente, ogni tanto sentivo delle fitte improvvise, quasi scosse elettriche. E poi un cambiamento che vedevo allo specchio, anche se cercavo di non guardarlo troppo: la forma stava cambiando.
Ne avevo parlato ai controlli, naturalmente, ma la risposta era sempre più o meno la stessa: esiti dell’intervento, tessuti che si modificano, normale evoluzione post-operatoria.
Io mi fidavo, o meglio, volevo fidarmi. Perché a un certo punto devi decidere a chi dare credito. Avevo sempre scelto la scienza. Poi un giorno, quasi per caso, ho incontrato il fratello della mia amica, chirurgo plastico, anche con lui ci conoscevamo da sempre.
Era lì, in giardino a tagliare l’erba con il trattorino. Gli ho chiesto un parere. Gli spiegai la cosa e lui subito mi fissò un appuntamento nel suo studio. Non ha nemmeno aspettato di visitarmi davvero. Mi ha guardata e ha detto che dovevo fare subito un’ecografia. Prima di affrontare il fatto estetico, era opportuno accertarci che dal punto di vista clinico fosse tutto a posto, e per lui non lo era affatto.
Il giorno dopo ero in ospedale da un radiologo che lui stesso aveva informato. Feci Mammografia ed Ecografia
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LA SECONDA VOLTA
Capitolo 1 - La nuova diagnosi
Ottobre 2024.
Ancora una volta davanti a un mammografo, ancora una volta sdraiata per un'ecografia, ancora una volta a guardare il volto di un medico mentre osservava immagini che io non sapevo interpretare. La sensazione era stranamente familiare. Troppo familiare.
Quando terminò gli esami il radiologo non sembrava soddisfatto. Mi prescrisse immediatamente un esame istologico. Nessuna spiegazione particolare. Solo la necessità di approfondire.
Ormai avevo imparato che quando un medico dice "approfondiamo" raramente è una formalità.
Due giorni dopo ero di nuovo in ospedale.
L'esame non era ancora iniziato davvero quando il medico capì che c'era qualcosa di molto più evidente del previsto. Un enorme ascesso proprio attorno alla cicatrice della vecchia operazione.
Finalmente tutto trovava una spiegazione, Il dolore, le fitte, la deformazione del seno.
L'infezione era estesa e rischiava di peggiorare rapidamente. Bisognava intervenire subito.
Quello che accadde dopo non lo dimenticherò facilmente. Mi aspirarono il liquido infetto più volte.
Una siringa, poi un'altra poi un'altra ancora. Ricordo soltanto il dolore, un dolore profondo, violento, quasi impossibile da descrivere. Ricordo il medico che cercava di rimuovere quanto più materiale possibile. Ricordo me che stringevo i denti e cercavo di collaborare.
Quando tutto finì ero esausta, fisicamente e mentalmente.
Seguirono due settimane di antibiotici, farmaci drenanti, medicazioni. Piano piano il seno iniziò a migliorare. Il gonfiore diminuì. L'infezione si ridusse.
La situazione sembrava finalmente sotto controllo. Sembrava. Si, perché il radiologo continuava a non essere convinto. C'era qualcosa che non gli tornava, qualcosa che continuava a sfuggire, qualcosa che lui non aveva intenzione di ignorare.
Così mi prescrisse una biopsia stereotassica.
Un altro esame, un'altra attesa, un'altra prova di pazienza.
E io, che ormai avevo imparato a riconoscere certi silenzi, iniziai a capire che probabilmente non si trattava soltanto di un'infezione.
Era dicembre e stava per arrivare Natale…. Sarebbe stato un periodo lungo e sospeso, fatto di attese, di paure, di mostri ma anche di speranze. Non poteva succedere ancora, non a me.
L'esito della biopsia arrivò dopo due mesi, Il radiologo aveva avuto ragione ad insistere. Nascosto dietro quell'infezione c'era un carcinoma di circa quattro centimetri. Quattro centimetri. Non otto millimetri come la prima volta. Quattro centimetri.
Una massa che si era sviluppata proprio attorno alla cicatrice del precedente intervento e che, protetta dall'infiammazione e dall'ascesso, era riuscita a nascondersi agli esami diagnostici.
Quando incontrai l'oncologo, la prima cosa che mi spiegò fu che non si trattava di una recidiva. Era un tumore completamente diverso. Non so se quella precisazione mi consolò davvero.
Quello che capii immediatamente, invece, fu che questa volta il percorso sarebbe stato molto diverso. Il tumore era grande, aggressivo, invasivo.
Non bastava più entrare in ospedale il pomeriggio e tornare a casa il giorno dopo con un cerotto e qualche punto di sutura. Questa volta bisognava attaccare per primi. Bisognava ridurre il tumore, impedire che potesse raggiungere altri organi e prepararsi a un intervento molto più importante.
La strategia era chiara: un ciclo intenso di Chemioterapia e subito e poi con ogni probabilità una mastectomia totale.
Fu in quel momento che capii che la mia vita stava per cambiare ancora una volta.
Capitolo 2 - Il Padiglione Porfiri
Lunedì 7 aprile 2025: questa data rimarrà impressa nel mio cuore per sempre.
Per la prima volta ho varcato la soglia del Day Hospital e sono entrata nel Padiglione Porfiri dell’Ospedale di Latina. Il “Padiglione Porfiri” è quello dove ci sono i malati oncologici e sin da quando era bambina mi ha sempre fatto molta paura anche solo nominarlo. Mi ricordo quando la mia mamma parlava di questo posto dove una sua amica andava per curare "un brutto male"... Ora invece ci sto dentro e ci dovrò stare anche per lungo tempo. Che ne so la vita a volte è così ti chiede delle prove enormi, spero solo di essere in grado di affrontare tutto con un minimo di lucidità.
Ore 11.00 visita con l’oncologo che dovrà definire il mio piano terapeutico, Si comincia davvero.
L’oncologo è stato diretto, senza giri di parole. Il tumore è aggressivo, va attaccato subito e con decisione.
Mi ha spiegato il percorso con chiarezza e delicatezza: sei cicli di chemioterapia ogni 21 giorni, i più pesanti, quelli che colpiranno duro, poi, con ogni probabilità si arriverà a un intervento importante, probabilmente una mastectomia.
E dopo ancora, probabilmente altre terapie.
Ascoltavo e annuivo. Come si annuisce quando la mente cerca di restare agganciata a qualcosa di concreto mentre tutto il resto scivola via.
Mi ha detto che avrei dovuto lasciare il lavoro a scuola perchè durante la chemio sarei stata immunodepressa, fragile, esposta a qualunque infezione e questo avrebbe potuto danneggiare o quantomeno rallentare il percorso di cura, oltre che comportare dei rischi per me piuttosto elevati.
Mi elencò tutti i possibili effetti collaterali, come fosse la lista della spesa: nausea, stanchezza, cefalea, afte, herpes, pelle secca, prurito, vomito, diarrea. E capelli che vanno via.
Per il resto, diceva, la vita continua normalmente. Normalmente cosa ?
Qualche giorno dopo sono andata dal parrucchiere.. Non per vanità come avevo sempre fatto fino ad allora, ma per prepararmi, Per non farmi travolgere anche da questo ulteriore dolore. Un taglio corto, ordinato, che non faceva trapelare nulla, almeno per il momento. Ma dentro di me tutto era già rotto. Forse avrei preso una parrucca, forse dei turbanti colorati.. che confusione avevo in testa, la mia capoccetta stava per rimanere spoglia come quando ero neonata. Era un pensiero così difficile da affrontare. Ma alla fine ho cercato di rendere tutto più lieve e ho superato anche questo.
Non volevo sembrare una malata, non volevo vedermi malata. Volevo restare una persona, con la mia femminilità, la mia presenza, la mia identità. Così mi sono informata e ho trovato tante soluzioni originali e colorate che potevano rendermi unica e persino più bella. Ho comprato bandane e foulard per ogni occasione, da abbinare ai miei abiti e ai miei occhi... per renderli un pò più luminosi nel tentativo di nascondere la tristezza.
Capitolo 3 - Aspettando la chemio
Questo è un piccolo diario che ho tenuto nei giorni che hanno preceduto l’intervento. Le visite, i controlli, l’impianto del Port, la prima chemio….
Lo riporto così come lo ho scritto, senza fare correzioni perché voglio che sia davvero il racconto autentico di quello che ho vissuto e sentito in quei lunghi, terribili mesi.
Tra il 9 ed il 30 aprile ho effettuato tutta una serie di controlli indicati dalla Breast Unit di Latina, per prepararmi alle cure e all’intervento. Analisi, TAC, Mammografie, scintigrafi, percorso cardiologico… sono stati giorni impegnativi e difficili. Avevo sempre con me due amiche fantastiche che hanno cercato di alleviare il dolore e allontanare la paura. Mi venivano a prendere, attendevano le lunghe e infinite ore nelle sale d’attesa dei vari ospedali. Sono state i miei angeli per tutta la durata della malattia e… lo sono ancora oggi. Lo saranno per sempre.
Non erano le sole, tutti mi sono stati vicini e ciascuno a modo proprio mi ha dato un pezzetto di vita, di forza, di coraggio, di pazienza. Una rete umana pazzesca che se ci penso ancora ora mi viene da piangere per la commozione. Ho ricevuto una valanga di amore e questo mi ha tenuto in piedi e mi ha sorretto quando davvero avrei avuto solo lasciarmi trascinare nel buio perché non avevo più voglia né forza di andare avanti.
23 Aprile
oggi ho messo il Port, quel bottoncino sottopelle e un groviglio di tubicini che sono collegati alle mie vene attraverso i quali passeranno i farmaci della chemioterapia.
E’ stata una giornata impegnativa, faticosa e stressante, il chirurgo è stato fantastico preciso, delicato professionale le cordiale. Mi hanno messo 5 o 6 punti e mi pare che non sia una grande ferita. Quando toglieremo il cerotto mi renderò conto meglio.
Quello che accadrà dopo non lo so, non ci voglio pensare. Devo concentrarmi su tutto quello che di buono riesco a ricevere e a vivere, solo così potrò affrontare i momenti più duri che sicuramente ci saranno e per questo dovrò essere pronta a combatterli con energia e voglia di vivere proprio come ho sempre fatto in tutte le cose della mia vita.
30 Aprile
Oggi sono andata al Sant’Andrea a Roma per una visita con un chirurgo senologo che mi ha procurato un’amica. E’ stato un incontro molto rassicurante, lui è stato gentile e scrupoloso, e sono felice di sapere che per il percorso operatorio sarò presa in carico da loro. Ho fatto anche una visita con il chirurgo plastico che dovrà poi effettuare la ricostruzione che nel mio caso sarà piuttosto complessa visto che dovremo utilizzare i miei stessi tessuti. Vabbè non mi soffermo oltre per il momento, ma questo sarà un argomento che approfondirò a lungo poi nell’immediato futuro. Ora mi devo concentrare sulle terapie che saranno lunghe e faticose. Un passo alla volta.
5 Maggio
Dopo un week end un po' altalenante in termini di umore e di salute… stamattina sono stata all’ INPS per la visita medico legale che pure è importante visto che da questo dipende il mio supporto economico futuro. Io ho fatto quello che mi hanno detto, ho consegnato la documentazione che avevo e ora… aspettiamo esiti. Il week end, dicevo è stato caratterizzato da un alternarsi di benessere e disperazione, di allegria e paura.
Anche fisicamente non mi sentivo proprio in forma, ero stanca stralunata e assente e mi girava la testa ogni volta che mi alzavo. La nottata di sabato è stata un po' agitata nonostante il Tavor e la mattina di domenica mi sono alzata a fatica.
Sono stata sempre in compagnia, ho degli amici meravigliosi, sono sempre qui a coccolarmi a farmi distrarre ad accudirmi. Ma io non ero molto in me, forse per l’avvicinarsi delle terapie, forse per il peso della settimana che comunque era stata impegnativa dal punto di vista medico ed emotivo. Boh, non lo so, però è stata una giornata complicata. Oggi va già meglio.
6 maggio
Ieri e oggi è venuto a trovarmi il mio “bambino”, 30 anni tra poco, ma è sempre il mio bambino… Sono state ore bellissime e mi hanno fatto dimenticare per un po' tutto quello che sta accadendo. Mi sembrava che tutte le cose negative della mia vita fossero sparite e ci fosse solo allegria, amore e felicità.
Lui è un uomo magnifico pieno di energia e di voglia di vivere. I suoi occhi sono brillanti il suo sorriso travolgente. Io lo adoro. E non solo perché è mio figlio… amo proprio il suo modo di essere, di vivere di sentire. Il suo entusiasmo è contagioso e la sua capacità di emanare gioia e bellezza è davvero irresistibile. Anche la sua dolce metà… è stata preziosa, bella, angelica, luminosa. Più taciturna ma con una presenza potentissima. Lei sa emanare amore anche senza parole, senza gesti eclatanti. Lei c’è, la senti, senti che ti è vicina che è felice di esserti accanto, felice di darti tutto l’amore di cui è capace.
Sono arrivati belli come il sole in macchina, colorati sorridenti e io…. mi sono sentita invincibile.
Questo cazzo di cancro non ce la farà a spegnere tutto questo. Le persone che mi sono affianco, la mia voglia di vivere, la bellezza che mi circonda e poi tutto l’amore e tutta la vita che ho dentro saranno la mia forza, la mia vittoria. Lo so non sarà facile, magari a volte penserò di non farcela, mi sentirò sopraffatta ma sono sicura che riuscirò a rialzarmi sempre e comunque. Lo devo a me stessa e lo devo anche a tutti coloro che sono vicini a me in questo momento. Ora più che mai non posso deluderli, non posso tradirli. Devo vincere questa battaglia per me, ma anche per tutti loro. Con ognuno di loro ho ancora un milione di cose belle da fare, di emozioni da vivere.
12 e 13 Maggio
Si inizia, ho fatto le prime terapie e i giorni successivi sono stati un po… impegnativi. Me le hanno suddivise in due giornate per capire se potessero esserci reazioni allergiche ai farmaci, Il 12 ho fatto gli anticorpi monoclonali e il 13 la chemio vera e propria. Sono stata al Day Hospital circa 4 ore complessivamente, Ho cercato di ascoltare il mio corpo mentre mi guardavo intorno in quella stanza piena di letti e macchinette che emettevano suoni continuamente, infermiere che andavano avanti e indietro, pazienti che si avvicendavano. Era una bella giornata e dalla finestra vedevo il giardino che circonda l’ospedale. Era tutto così surreale ma allo stesso tempo concreto. Io stavo bene, nessun dolore, nessun fastidio. Il Port ha fatto il suo lavoro e mettere l’ago è stato un attimo.
Avevo un po' freddo e mi hanno dato un lenzuolino, ho messo le cuffiette e mi sono ascoltata un po' di musica, quella che piace a me che mi libera la mente e il cuore e piano piano… mi sono addormentata. Mi ha svegliato l’infermiera che mi ha detto che la terapia era finita e potevo andare.
Non so dire cosa abbia sentito davvero, mi sembrava tutto normale, a posto. Sono scita e mi hanno riaccompagnato a casa.
I primi due giorni mi pareva davvero tutto a posto, nessun segnale particolare, sono un po' di nebbia. Poi il sabato ho dovuto fare una puntura sulla pancia, che avrei fatto dopo ogni terapia, che aveva il compito di smuovere il midollo e sollecitare la produzione dei globuli bianchi che mi avrebbero aiutato a tenere a bada eventuali contagi o infezioni. Da quel momento ho iniziato a sentire che si muoveva qualcosa. Cercavo di ascoltare il mio corpo per capire come tutto questo mi stesse attraversando. Sensazioni nuove, mai vissute e che un po' mi sorprendevano un po' mi spaventavano. Il corpo aveva deciso di parlare. Prima una nausea sottile, quasi timida. Poi il vomito. Lo stomaco sembrava non riconoscere più nulla, il reflusso mi bruciava la gola e quel mal di testa non mi lasciava un istante di tregua. Ma la cosa più difficile da spiegare era la stanchezza, non era sonno e nemmeno semplice debolezza.
Era come se ogni movimento costasse uno sforzo immenso, perfino pensare richiedesse energie che non avevo più. Mi sembrava di camminare sott'acqua, con il cervello avvolto nella nebbia.
E poi mancanza di appetito, bocca infiammata e dolente, palpitazioni e difficoltà di respirazione, soprattutto di notte. Di notte si sa, i pensieri si affollano e la mente non riesce a metterli in fila, può solo subirli e il corpo si arrende. Ho riposato poco e male e questo non ha contributo certo favorevolmente alla ripresa. Poco sonno, poco cibo e malessere costante e generale. Mi sono imbottita di farmaci per controllare e limitare gli effetti di altri farmaci. Insomma veleno puro. Ma il mio corpo non mi ha tradito, si è difeso e mi ha fatto restare in piedi, nonostante tutto.
I capelli sono ora attaccati alla testa, ma non so se e quanto dureranno, sembro un orsacchiotto uscito dalla lavatrice ma non fa niente, tutti mi dicono che sono bella, il mio bambino mi trova meravigliosa. Io ci credo e basta e questo mi fa sentire bene.
Mi sono tutti attorno, con le loro attenzioni, i loro pensieri, i loro gesti la loro presenza.
A volte la paura sale, la rabbia prende possesso della mia mente e le forze sembrano svanire. Ma non ho provato mai sconforto, questo no. Sono sempre presente a me stessa, più lenta certo, ogni tanto mi addormento dove capita, sono confusa e scoordinata nei gesti e nei pensieri. Ma sono sempre io, combattiva, propositiva, innamorata della vita sempre e per sempre.
Oggi sto molto meglio, già ieri mi sono svegliata e mi sono sentita normale, le mie percezioni erano quelle di sempre e non mi è parso vero. Sono sempre un po' debilitata perché continuo a mangiare poco per via della infiammazione al palato che mi impedisce di sentire i sapori del cibo e altera la mia percezione del gusto. Ma piano piano anche questo passerà e io tornerò a vivere nel mio solito modo, almeno fino alla prossima terapia che sarà il 5 giugno.
Lunedi torneranno a trovarmi i miei bambolotti e spero di poter trascorrere tante ore di vita belle, piene, rumorose e intense… come loro.
Ora mi riposo un po', ho mangiato un paio di mozzarelline di bufala con dei pomodorini freschi e ho anche sentito quasi il sapore. Cibo fresco e leggero ma nutriente. Ora un po' di divanetto e poi si va dal parrucchiere a tagliare l’ ultimo pezzo di capelli
Primo giugno
Beh il taglio del parrucchiere è durato poco…. I capelli ormai non ci sono proprio più sono completamente calva… Nei giorni scorsi me li ritrovavo ovunque, tra le mani, in bocca, sul guanciale, nel lavandino… è stato devastante.
Così lo scorso martedi ho deciso di comprare il rasoio e.. via tutto. Sentire la lama fredda che scorreva sulla mia testolina e i capelli che cadevo a terra come piccoli cespuglietti ormai privi di luce, di vita. E’ stato doloroso, triste, pauroso ma mi ha dato anche sollievo. Avevo così paura di questo momento e poi… è arrivato. Insomma come si dice, anche questa è fatta. Ora si va avanti. In questi giorni sono stata molto bene, nessun sintomo, nessuna stanchezza, quasi mi sono dimenticata di essere malata. Ora manca poco alla prossima terapia, Giovedi devo andare. Le analisi sono a posto, mercoledi vado a visita e speriamo bene.
Non so come andrà questa volta, ma spero davvero di poter affrontare tutto ancora meglio della prima, ora so cosa succede, so che cosa si prova sono un po' piu preparata, anche se confesso che sono piuttosto agitata in questi giorni, come se avessi addosso un orologio a tempo, un allarme che prima o poi deve suonare per ricordarmi che la strada è ancora lunga e faticosa e che io devo percorrerla tutta.
A volta ho la sensazione che il tempo che ho a disposizione stia scadendo, che devo fare tutto ciò che di bello riesco a fare perchè poi… poi potrei non riuscire a farlo più.
E’ qualcosa che mi attraversa e si impadronisce di me, mi stanca e mi confonde e a volte mi sento sopraffatta da tutto questo.
Poi passa, arrivano gli amici, arriva il mio bambino e tutto torna ad avere un senso e… tutto mi sembra di nuovo possibile.
Un’altalena di pensieri, di emozioni, di paure e di speranze che a volte mi toglie l’aria e il sorriso. Ma poi esco, guardo fuori, respiro forte forte, sento il profumo dei fiori, degli alberi e.. tutto mi sembra di nuovo possibile
Oggi solito pranzetto di Casa Nespola, un pieno di amore e di energia.
4 giugno
Ci siamo, domani si riparte. La seconda Terapia mi aspetta. Oggi sono stata alla visita oncologica e pare tutto a posto. Però ho la pancia che mi fa male e mi sento agitata e spaventata. Spero di riposare stasera perché già so che sarà una lunga notte.
Mi sento un po' aggrovigliata, certo è normale … non vedo l’ora che sia passata e di tornare qui per rifugiarmi questa casa tra le persone che amo. L’idea di stare tre ore dentro il letto del Day Hospital mi inquieta non poco. Lo so che serve per guarire… ma il solo pensiero mi agita.
Qui tutti mi coccolano, mi accudiscono , mi ascoltano lì invece sto tra estranei che stanno vivendo un dolore, una malattia, tra aghi, camici e lamenti. Vabbè. Passerà anche questa e poi ne mancheranno solo 4. - Devo pensare positivo altrimenti divento matta.
Mo mi vado a fare una doccetta e poi mi guardo UPAS così stacco un po' il cervello. Il tempo di chiudere gli occhi e arriva domani
8 giugno
E anche la seconda è andata. 4 Ore attaccata alla macchina ma è andato tutto bene.
Come è successo la volta scorsa il giorno stesso sono stata abbastanza bene poi ieri sono cominciati i soliti sintomi. Questa volta mi sento molto più affaticata e stanca della prima volta, sarà perché il corpo è più debilitato, gli altri sintomi sono lievi, nausea e testa pesante, diciamo che li tengo a bada. Non ho voglia di mangiare e questo mi indebolisce, ma durerà un paio di giorni, poi piano piano mi riprendo.
Ora mi fermo che gli occhi sono stanchi e non voglio sforzarli. Adesso mi sento abbastanza bene, non voglio approfittarne.
9 giugno
Diciamo che sta andando abbastanza bene questo post terapia… molto più stanca e spossata ma con meno sintomi. Devo tenere duro e nei prossimi giorni mi devo nutrire adeguatamente così la prossima andrà ancora meglio..
13 giugno
Oggi va decisamente meglio, ho sempre qualche problema col cibo perché quel gusto amaro che ho in bocca altera il sapore di tutto quello che mangio e molte cose le rende davvero immangiabili e disgustose.
Con le forze mi devo regolare, quando sono stanca mi riposo e quando riesco mi attivo un po', ma va certamente meglio dei giorni scorsi.
Ho deciso di tenere un diario alimentare da ora in poi per capire meglio l’andamento e poi mi voglio appuntare anche i sintomi principale per fare poi i confronti con le terapie precedenti.
Giovedì con le gallinelle siamo andate al mare, ne avevo davvero voglio… ma non è andata come speravo. Io ero molto affaticata, non sono riuscita a mangiare nulla e avevo addosso una forte stanchezza. Ho resistito un paio di ore e poi sono dovuta tornare. Vabbè insomma come prima volta mi accontento, ma non mollo, il mare mi fa bene, mi da allegria ed energia. La prossima settimana ci torno sicuro.
27 giugno
Ieri ho fatto la terza terapia e oggi sto ancora abbastanza bene.
Vediamo come va, intanto sono a metà percorso. Sono in contatto con il chirurgo di Roma che dovrà operarmi, per fare un controllo e vedere se siamo sulla strada giusta, se il bastardo si è ridotto almeno un po'. Fatto questo potremo programmare l’intervento che spero di riuscire a fare per fine settembre. Se la terapia sta funzionando ed io tengo botta alle altre tre chemio la cosa è possibile.
PICCOLA PARENTESI… BRUTTA
A fine gennaio del 2025 mi ero trasferita ancora una volta. Stavolta sempre nella stessa città. Altra amica, altra casa. Ero così felice quando entrai lì per la prima volta, ancora non sapevo di avere un cancro, l’esito della Biopsia ancora non lo avevo ricevuto.
Ci avevo messo tanto impegno e tanto entusiasmo per rimetterla a posto e poi la soddisfazione di vederla bella, luminosa e accogliente, la classica casetta nel bosco, con giardino, camino e tanto sole. Ero sicura che sarebbe stato un posto bellissimo dove vivere, magari con un nuovo cagnolino. Progetti, sogni e forse un po' di pace finalmente.
Non potevo immaginare che quello sarebbe stato uno dei periodo più dolorosi e paurosi di tutta la mia vita.
Una sera di fine giugno, un paio di giorni dopo la terza terapia, il proprietario di casa mi chiamò per comunicarmi che il 15 luglio rivoleva la casa libera. Il proprietario, nonché fratello della mia amichetta del cuore…. Così, senza preavviso, senza possibilità di replica. Il 14 devo essere fuori - che poi il 14 Luglio sarebbe stato anche il mio 60° compleanno.. ma questo è un dettaglio…
Non avevamo un contratto scritto, un semplice patto verbale visto i rapporti che avevamo io e la sorella. Avevamo pattuito un tempo “determinato” certo, ma non così limitato. Quando ho deciso di prendere questa casa abbiamo parlato di un periodo decisamente più lungo e soprattutto, quando sono entrata in questa casa non sapevo di avere un cancro e che avrei dovuto affrontare chemioterapie e tutto il resto. Gli chiesi, anzi lo implorai di darmi solo il tempo di finire le terapie, sarebbero bastati un paio di mesi, gli proposi perfino di raddoppiare il costo dell'affitto.... ma nulla lui fu irremovibile, sordo ad ogni mia richiesta.
Ma vabbè… a poco serve ora analizzare le cose. Con una persona così non si parla. Una persona così non dovresti incontrarla sul tuo cammino, ma se la incontri puoi solo prendere le distanze e allontanarla da te perchè può farti solo male.
In quel momento così difficile, così assurdo, tutto mi serviva tranne che fare un trasloco. Che poi trasloco per andare dove, da chi con quali soldi e soprattutto con quali forze?
È stato uno dei momenti più bui della mia vita, mi sono sentita sotto assedio, attaccata nel momento di mia maggiore fragilità. Una cattiveria feroce, gratuita e violenta che mi ha gettato nella disperazione. Mi ha colpito proprio quando ero più fragile, deliberatamente, cinicamente, affondando il coltello in una ferita facile da trovare, una ferita aperta, sanguinante. Solo così poteva riuscirci, ha potuto colpirmi solo perché le mie difese e le mie forze erano allo stremo. Mai avrei permesso a nessuno di farmi una cosa tanto cattiva, se solo fossi stata lucida e sana.
Trascorsi due giorni chiusa in casa col cellulare spento. Ho davvero pensato che l’unica soluzione a tutto questo orrore fosse quella di arrendermi. Non potevo lottare contro tutto, non ne avevo la forza. Forse davvero stavolta dovevo cedere e lasciarmi morire. Era sicuramente più facile e meno doloroso, piuttosto che affrontare una battaglia già persa in partenza. Lo presi come un segno, ora toccava a me, dovevo farmene una ragione.
Ma per fortuna il mondo è pieno anche di anime belle e dopo un paio di giorni è scattata la rete sociale e.. come per magia ho risolto il problema. Non ci posso credere, in 48 ore sono passata dalla disperazione alla speranza.
La proposta venne da un amico che, avendo saputo cosa era successo, si offrì di ospitarmi con una generosità sconvolgente, commovente. Ci conoscevamo solo da qualche mese ma lui non ha esitato un attimo. Incredibile, ancora oggi se ci penso mi commuovo. Con questo suo gesto immenso, è riuscito a restituirmi la voglia di combattere e di guarire da questa merda di malattia. Mi disse che sarei potuta restare da lui fino alla fine delle terapie senza dover affrontare altre fatiche inutili.
Lui ha una casa molto grande e ci vive da solo, mi disse che sarei potuta stare in una bella stanza al piano terra con uso del bagno privato. Con accesso sullo veranda e al grande parco, poi dopo le terapie con calma avrei cercato una nuova sistemazione. Mi offrì anche piena disponibilità a offrire garanzie per un eventuale contratto di affitto.
Così anche un’altra amica mi disse che avrebbe potuto fare lei per me un contratto aiutandomi anche con i costi dell’affitto. Addirittura mi propose di creare uno spazio tutto per me in una casa che stava per comprare...
E poi tutti gli altri , si sono messi a disposizione per aiutarmi nel trasloco, per supportarmi e incoraggiarmi… che ne so tutto questo amore a me mi stravolge, non credevo che fosse possibile, però decisi di prendermelo tutto perché sapevo che questo mi avrebbe salvato la vita. E non lo dico tanto per dire, era la verità, in quel momento più che mai.
Non so che cosa ne sia stato del vecchio proprietario, lui con me è stato feroce e spietato e io non ho voluto più saperne di lui.
… ciò detto la malattia non aspettava e le terapie sono andate avanti
RIPRENDO IL DIARIO..
6 luglio
Siamo a 10 giorni dalla terapie e ancora non riesco a mangiare quasi nulla. Sono stanca e debilitata e ho la testa sempre frastornata. Tra malattia e questione casa davvero la mia mente non sa da che parte andare non riesco a trovare pace. E’ difficile e sono sfinita. Con questo caldo poi… rischio ogni giorno la morte e lo svenimento. Ma che cazzo di vita è.
A volte davvero mi viene voglia mi lasciarmi andare perché le forze non le ho e non so dove trovarle. Appena provo a trovare un equilibrio succede qualcosa che mi affossa di nuovo. Un gioco al massacro. Beh la tentazione di arrendersi allora diventa fortissima. Perché dovrei lottare, per chi, per andare dove, per fare cosa…
Mio figlio è la mia unica vera ragione di vita e non dico tanto per dire, lo dico davvero. Lui conta su di me, sulla mia forza sulla mia capacità di resistere e io non posso deluderlo, non posso togliergli questa certezza. Lui ha bisogno di me e io non lo lascerò solo, mai.
Tutto il resto … beh tutto il resto certo ha importanza ma non abbastanza per convincermi che sia meglio andare avanti, che valga la pena sbattersi così per vincere sta cazzo di battaglia. E poi quando la avrò vinta ? che me ne faccio di questa vita di merda, sono sola, senza un soldo, senza futuro e senza un lavoro, senza una casa… ma dove minchia credo di andare e poi perché?
Tra una settimana avrò 60 anni… Le mie forze sono finite, tar l’altro la strada per guarire è ancora lunga e faticosa , le incognite sono tante. Ci sono le terapie da finire e al momento non so nemmeno se questa merda che mi buttano nelle vene mi sta facendo bene o no !
Poi finito questo dovrò farmi tagliare a pezzetti dal chirurgo e subire un intervento difficile e con discreti margini di rischio oltretutto. Poi ci sarà il post operatorio e poi ancora altre terapie.. quali, quante ?
E io, io dove sarò, con quale forza potrò affrontare tutto questo, non so nemmeno dove abiterò e con quali soldi vivrò. Ma che cazzo di prospettiva è ?
Tutta sta fatica, tutto sto malessere, vomito, coliche debolezza e inerzia per poi andare dove , per fare cosa.
Ecco tutto questo mi atterrisce. A volte mollare mi sembra la scelta più serena da fare perché non è che si può andare ad oltranza cazzo, c’è pure un momento in cui bisogna arrendersi e lasciare che le cose facciano il proprio corso. Non posso ostinarmi, ora più che mai la mia vita non mi appartiene più. Non è sotto il mio controllo, non sono più io a stabilire come viverla in nessuna direzione.
La malattia decide lei cosa fare, decide lei se lasciarmi vivere o no. Sono nelle mani di un malato di mente malvagio e bastardo e non parlo del cancro che già mi sembrava sufficiente, parlo di quello stronzo che per giocare a fare il padrone di casa mi ha sbattuto fuori senza pensarci su un momento con una violenza e una cattiveria che davvero non credevo che in natura potesse esistere.
Sono in balia di un sussidio economico che sono due mesi che non mi arriva, sto letteralmente elemosinando soldi e cibo dagli altri… non riesco nemmeno a bastare a me stessa. Inutile anzi, un ingombro per chi mi sta vicino, un pensiero, un peso.
Prima la mia presenza portava luce, colore, vita, sorriso. Ora porta solo preoccupazione, sono fonte di dolore e di fatica. Ma chi vuole stare con una così. Ok il bene, l’altruismo, l’aiuto ma poi anche che palle… sono sempre in emergenza da anni. Ma basta, tutti hanno le loro vite e le loro difficoltà, i loro pensieri, non posso continuare a riempire le vite altrui di rotture di coglioni.
Vorrei chiudere gli occhi e lasciare che le cose accadano. Le mie braccia e le mie gambe non mi rispondono più, il mio corpo è minato e usurato e io non so se voglio davvero guarirlo oppure lasciarlo andare, abbandonarlo che forse è meno faticoso e meno doloroso piuttosto che combattere una guerra senza armi.
2 agosto
Era molto che non aprivo questo file. Rileggere le parole che ho scritto mi ha fatto molto male, era un momento davvero insostenibile e non so come io ne sia potuta uscire.
Tutto lasciava presupporre una resa, non avevo ne voglia né possibilità di sopportare tutto quello che mi stava accadendo.
E invece sono qui, ancora e ancora, pronta a riprendermi la mia vita e a farne qualcosa di bello.
Ecco tutte le novità:
- Dall’ 11 luglio vivo a casa del mio amico, mi sono trasferita qui in una stanza che lui ha generosamente messo a mia disposizione nella sua bellissima casa nel bosco.
- Dedicherò un capitolo a parte a questa cosa. Ora la voglio solo annoverare tra gli eventi più importanti
- Il 14 luglio ho compiuto 60 anni… vabbè questo non è merito di nessuno, il tempo fa il suo corso e io non posso che accettarlo.
- Il 17 luglio ho fatto la 4 terapia, ho subito i soliti effetti collaterali del cazzo e li ho anche superati.
- Il 30 luglio sono stata a fare l’ecografia di controllo. Ecco questa è la cosa più importante di tutte quelle che ho fatto. Quella da cui dipende tutto il resto. Dalla ecografia non risultano esserci più tracce di cellule cancerogene !!!! Fanculo pure lui, lo ho annientato sto bastardo, non è più parte di me, non è più dentro di me, non comanda più lu. Le terapie hanno fatto effetto prima e meglio del previsto e ora posso andare dritta verso la guarigione con la consapevolezza che tutta la fatica, tutto il dolore, tutta la tristezza, tutta la paura… tutto questo schifo che ho dovuto sopportare ha un suo perché. Devo proseguire con le terapie, fare l’intervento insomma la strada è ancora lunga certo ma so che io sono più forte e che posso vincere questa battaglia e forse anche la guerra.
Oggi per la prima volta da quando tutto questo è cominciato, io mi sento una persona nuova, so di essere viva e di poter progettare un futuro per me e con le persone che stanno vicino a me.
La notizia ha fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti coloro che stanno vivendo con me questo momento così difficile. Anche per loro il sole è tornato a splendere e tutti mi hanno dimostrato ancora più forte la loro presenza. Amore immenso ed incondizionato. Un dono enorme che ho avuto e che mi ha permesso di guardare avanti sempre e comunque, anche quando credevo che davanti a me ci fosse solo il vuoto.
Da ieri sono iniziati i “festeggiamenti”… certo la fine ancora è lontana ma questa notizia merita la giusta considerazione.
Io sono stata forte e tenace, il mio modo di affrontare la vita e la malattia sicuramente mi ha aiutato a sconfiggere il cancro, almeno per il momento, ma so bene che senza l’aiuto di tutte le persone che hanno vissuto con me questa storia, io non ce l’avrei fatta. Sono loro che mi hanno salvato, che mi hanno guidato, incoraggiato, sostenuto, amato. Da sola non potevo e non volevo riuscirci. Non avrebbe avuto senso condurre questa lotta senza sentire la presenza di tutti loro. Non avrei avuto ragioni sufficienti per combattere perché da soli non possiamo farcela, da soli non ha significato questa cazzo di vita. Se non condividi le tue emozioni le tue gioie le tue paure con le persone che ami allora meglio non vivere affatto.
E io ho scelto di vivere per me stessa certo, ma anche e soprattutto per loro. Per poter continuare a godere della loro presenza, sentire le loro voci, ricevere i loro abbracci e i loro sorrisi.
E’ uno scambio che non so descrivere con le parole, che solo se lo vivi lo riconosci, che solo se lo senti ti fa sentire vivo.
Se non avessi avuto tutto questo ora forse avrei scelto di lasciarmi andare e forse davvero non sarei riuscita a vincere questo male.
Io non so cosa succederà nel tempo, non so cosa ancora mi aspetta e quanto ancora dovrò lottare, ma so che voglio andare avanti e che voglio guarire perché non voglio perdermi nemmeno un minuto di questa vita, voglio prendere tutto il bello che c’è e dare tutto quello che di buono ho da dare fino a quando ne sarò capace e finchè ci sarà qualcuno vicino a me che sia pronto a ricevere tutto l’amore che ho, tutta la vita che ho, qualunque essa sia.
18 agosto
Anche la quinta terapia è andata. Devo dire che stavolta col cibo è stato davvero difficile. Praticamente sono stata quasi 7 giorni senza mangiare e mi sono indebolita moltissimo. Da ieri ho ripreso a stuzzicare qualcosa però che fatica !
La mia massa muscolare è praticamente scomparsa, se faccio due passi mi sembra di aver scalato una montagna. Devo fare un programmino di allenamento per recuperare un po' se voglio arrivare bene intanto alla prossima terapia e poi soprattutto all’intervento.
Ho passato un fine settimana decisamente di merda. A ferragosto siamo stati bene, abbiamo organizzato una cenetta con barbeque qui nel giardino ma poi chi per una ragione chi per un'altra, tutti sono tornati alle loro vite, insomma, “mi hanno rimasta sola….” e io mi sono decisamente demoralizzata. Non mangiavo, non vedevo nessuno, non avevo la forza di fare nulla, insomma uno poi la motivazione un po' la perde e ho lasciato che prevalesse la tristezza e la stanchezza.
Ma ci sta, il periodo è quello che è non posso farci nulla. Ogni tanto devo mollare, non posso combattere a oltranza.
29 agosto
Sono passati un po' di giorni, giorni difficili, faticosi … ieri avrei dovuto fare l’ultima chemio ma ho dovuto rimandarla a causa di una infezione alla vena dove hanno messo il port. Una flebite. Spero si risolva presto e intanto mi godo qualche altro giorno di vita normale, o quasi. Piano piano sto ricominciando a mangiare anche se ancora con i sapori ci litigo. Però sono un po' più in forze e posso fare cose che nei primi giorni davvero non riesco a fare. La mia mente è sempre un pò confusa e affaticata, però giorno dopo giorno si schiariscono un po' i pensieri.
16 ottobre
E’ tanto che non mi soffermavo a scrivere… era il 29 agosto ed ero in attesa della ultima terapia.
Vabbè sono successe un po' di cose, le terapie sono finite, l’infezione è passata, sono anche stata chiamata al Sant’Andrea per il ricovero ma il giorno stesso mi hanno dimesso perché ero troppo debole e l’emocromo troppo basso.
Ora sono qui ed è tutto da rifare. Hanno fissato per il 28 ottobre la nuova data dell’intervento. Dovrò fare un emocromo sotto data e poi si procederà.
Intanto sto facendo una cura intensiva di cibo per poter far risalire i valori della emoglobina e per rimettermi in forze. Stavolta non posso fallire, non mi farò rimandare a casa.
Io sono decisamente più serena, ho iniziato anche un percorso psicologico e mi sento abbastanza bene anche fisicamente, dopo una decina di giorni di vomito e mal di pancia causati dalle massicce dosi di antibiotici, ora finalmente mi sento di nuovo normale.
Il mio peso minimo è stato 56,5 KG, stavo anche bene esteticamente, ma ero piuttosto provata. Ora non è che mi sono messa all’ingrasso, sto cercando solo di nutrirmi nella maniera giusta. Prenderò qualche chilo ma poi durante l’intervento mi tolgono un po' di ciccia, mi fanno digiunare per qualche giorno e… tutto torna a posto.
Non vedo l’ora di completare questa seconda fase, non ne posso più di vivere in sospeso. Vorrei ricominciare ad occuparmi della mia vita, di me stessa, provare a fare progetti per trovare un lavoro ed un posto dove vivere e poi vorrei occuparmi della mia vita emotiva e sentimentale una volta per tutte.
Prima di tutto devo recuperare energie mentali e fisiche altrimenti tutto il resto non sono in grado di affrontarlo, per questo continuerò a seguire il percorso psicologico e farmacologico che i medici mi indicheranno, sperando che non sia troppo invasivo.
Mi do tempo fino a Natale e poi devo rimettere insieme i pezzi e ricominciare a vivere in tutti i sensi.
So bene che non ho né i mezzi, né le possibilità ma in qualche modo devo riuscirci. Proprio su questo devo lavorare. Una volta superata la fase più critica dell’intervento potrò concentrarmi su questo e trovare un modo per ritrovare il mio equilibrio. Con l’aiuto di tutti, degli amici, dei professionisti che mi seguono, della famiglia
Così non sto bene, sono confusa e agitata e ho tanta paura, paura di non farcela, paura di non superare questo momento. La malattia la ho combattuta con tutte le mie forze , contro tutto e contro tutti e in qualche modo sono riuscita a sconfiggerla anche se solo in parte. Certo non posso dirmi guarita, devo ancora affrontare l’intervento e la convalescenza che saranno lunghi e faticosi e pure dolorosi, devo prepararmi a sottopormi ad altre terapie non so ancora di che tipo… però posso dire che la fase più pericolosa è passata e io sono stata forte e tenace. Questo me lo riconosco. Ho affrontato tutto con determinazione e coraggio, col sorriso e sempre con ottimismo, anche quando sembrava che fosse tutto perduto. Anche quando le terapie mi hanno annientato, spento, stancato, annebbiato. Non mi sono ma lasciata davvero sopraffare, neanche quando quel pezzo di merda ha cercato di colpirmi a morte mandandomi via di casa. Io sono andata avanti e ora sono qui più viva e forte di prima.
Beh forte proprio non lo so, ma viva sicuramente.
Ho due mesi di tempo o poco più per riprendere in mano la mia vita. Passerò qui il Natale e le feste ma poi con il nuovo anno devo aprirmi a una nuova via, iniziare un nuovo percorso e per fare questo devo gettare le basi ora.
Innanzitutto devo valutare con la scuola se davvero ho la possibilità di reinserirmi, poi devo trovarmi una casa, e poi… devo riappropriarmi della mia vita sentimentale e della mia persona.
19 ottobre
Weekend molto piacevole, ora mi riposo, stasera niente cena, forse solo una camomilla per riposare meglio e poi domattina ho le analisi per vedere se il ferro è salito e se possiamo procedere con l’intervento.
Venerdì sono andata a fare la terapia monoclonale, era tanto che non tornavo al Day Hospital e devo dire che entrare lì mi fa sempre un certo effetto. Ero agitata e nervosa all’idea di sentire di nuovo quegli odori, quei suoni e di vedere la gente attaccata elle macchine, senza capelli, debilitata, in lotta costante per riuscire a vivere. Non avevo davvero nessuna voglia di andarci.
Ora non ho abbastanza equilibrio, non ho abbastanza energie e non riesco più a far fronte a tutto quello che mi succede. Avevo sempre contato su di me, sulla mia forza sul mio coraggio, ero certa che in qualche modo me la sarei cavata sempre e comunque. Ma non avevo fatto i conti con il cancro, non avevo messo in conto che una malattia potesse annientarmi e fermarmi. Non avevo considerato che il mio corpo potesse essere minato tanto profondamente da non riconoscermi più. D’altro canto la malattia mi aveva già colpito una volta non avevo immaginato di doverci fare i conti di nuovo e poi così presto.
Da quel momento in poi è cambiato tutto, la mia vita ha iniziato a sgretolarsi, il mio corpo ha iniziato rallentare e la mia mente diventava sempre più opaca, giorno dopo giorno.
La diagnosi, la solitudine, la paura, la perdita del lavoro, le terapie, la perdita dei capelli, la perdita della casa, le ore attaccate ad una macchina, la stanchezza, la tristezza, le forze che non avevo più, sul mio comodino solo farmaci di ogni tipo per combattere gli “effetti collaterali” che questa merda ti terapia porta con sé. Le coliche, il malessere costante, la testa in fiamme, i muscoli inerti, il cibo che era diventato un nemico e non più un piacere. Le mie giornate infinite e vuote, le mie notti lunghissime e buie, fatte di Tavor e attacchi di panico e quella sensazione di morte che sembrava così vera, e poi la voglia a volte di lasciarmi andare perché combattere era troppo doloroso e troppo difficile.
Sono stati mesi surreali, in bilico tra incubo e realtà, incredulità e presa di coscienza. Mesi nei quali ho dovuto lottare sempre e comunque perché solo così potevo provare ad uscirne. Mesi nei quali ho tirato fuori una determinazione e una forza che non sapevo di avere. Ma non avevo scelta, dovevo resistere e guardare avanti se non volevo essere sopraffatta. Ora sono stanca perchè non è vero che il dolore "fortifica", il dolore ti stanca, ti sfinisce. Ti costringe a tirare fuori una forza che non avresti mai voluto impiegare. Il dolore ti distrugge e ti rende solo più fragile. Hai solo più paura di sentirlo di nuovo. Un vaso rotto e incollato non regge più l’acqua senza gocciolare. Più soffri e più ferite hai e più vulnerabile sei, questo è quello che penso io.
E ora sono qui, pronta per affrontare questa seconda parte fatta di ospedale, sala operatoria, medicazioni, ferite da rimarginare, controlli, esami… e ancora paura, dolore e notti lunghissime.
Ecco in questo momento e dopo tutto quello che ho vissuto in questi mesi, forse per la prima volta nella mia vita sento un bisogno estremo di stabilità, di punti di riferimento, di sentirmi al sicuro. Per la prima volta ho bisogno di sentire vicino a me qualcuno su cui contare, qualcuno che possa proteggermi da tutto questo dolore, che mi rassicuri e mi stia accanto. Per la prima volto sento il desiderio e il bisogno di un posto dove sentirmi a casa, un posto davvero mio dove tornare e dove restare sapendo di potermi fermare.
Ho bisogno di arrendermi di lasciarmi attraversare da tutto il dolore e da tutta la fatica fatta fin qui per resistere. Non ho più la forza di combattere e di reagire, voglio guarire certo, ma vorrei farlo sapendo di poter contare su qualcuno, sapendo di non essere sola perché da sola non riesco a stare.
Devo proteggermi da altro dolore perché non sono in grado di subirne ancora, non in questo momento.
Magari tra qualche mese sarò diversa, più forte, meno bisognosa. Magari sarò riuscita a trovare altri punti fermi nella mia vita, un lavoro che possa darmi sicurezza, una casa dove tornare e un posto dove fermarmi.
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UNA DONNA NUOVA
5 novembre
Eccomi qui, sono a casa già da qualche giorno, tutta incartata con calze elastiche, paciera e cerotti. Ma sto bene, è andato tutto bene, anzi benissimo. L’intervento lo ho fatto martedì 28 ottobre, mi ero ricoverata il giorno prima. Sono uscita dall’ospedale la mattina di venerdì 31.
Sono stati giorni impegnativi, 6 ore di sala operatoria, due di osservazione e poi 38 ore di immobilità a letto con monitoraggio venoso ogni ora, notte e giorno. Cibo terrificante e sonno zero. Diciamo che sono uscita un po' provata… tutta affettata e ricucita. Mi hanno fatto una addominoplastica per prelevare i tessuti necessari alla ricostruzione della mammella che mi hanno asportato e poi hanno ridotto un po' il seno destro per poterlo uniformare al seno nuovo. Boh per ora non si capisce nulla, ma sono fiduciosa sul buon esito anche estetico della cosa. I medici erano entusiasti e in effetti io sto reagendo molto bene. Certo mi stanco facilmente e devo essere cauta e prudente nei movimenti per non fare danno, ma niente dolori e nessun fastidio particolare. Che meraviglia !
Venerdì devo tornare per il secondo controllo e relativa medicazione e poi nella settimana seguente dovrei programmare di togliere i punti e mi dovrebbero dare l’esito dell’istologico così da capire che terapie dovrò fare nei prossimi mesi.
Insomma tutto procede bene e io mi sento molto più sollevata. Il peggio pare davvero passato e posso riaccendere uno sguardo verso il futuro. Ora certo devo pensare a guarire e a rimettermi in forze davvero, ma prima o poi mi riprendo tutto quello che la vita mi ha tolto, questo è sicuro.
E allora via tutti i pesi morti, tutti i lacci della vita precedente, ora voglio solo ricominciare tutto daccapo.
Peso 56 KG, ne ho persi oltre 11 da quando ho iniziato le terapie, la mia pancina è stata eliminata, le mie tette ridotte, i capelli stanno ricrescendo e devo dire che questo nuovo look un po' rock mi dona assai, insomma.. sono una donna nuova e voglio godermi tutto quello che la vita ha ancora da offrirmi senza remore e senza rinunce. Voglio fare tutto quello che ho voglia di fare e allontanare da me ogni dolore e ogni fatica, mi pare di aver già dato la mia parte in questo, ora mi sarei anche un po' rotta le palle.
Ok ancora qualche mese di cautela per riprendermi bene dall’intervento ma poi… poi tutta vita, lo giuro. Devo riprendermi tutto quello che mi hanno tolto e scrollarmi dal corpo e dall’anima tutto lo schifo, i sapori amari, la stanchezza, lo stordimento, il dolore, la paura, l’ansia e lo sconforto. Basta. Ora solo gioia, sole, sorrisi, cibo, sesso, amore e bellezza, ovunque io ne riesca a trovare.
Giovedì riprendo il percorso psicologico che avevo iniziato prima di operarmi. MI fa piacere andare perché questi incontri mi danno sollievo e serenità. E ora ne ho più bisogno che mai.
12 novembre
Sono quasi le dieci, oggi sono stata a casa tutto il giorno perché non sempre ce la faccio ad uscire e a fare cose
Io sto benino, certo il dolore a volte si fa sentire, ancora non so bene cosa stia succedendo a questo mio povero corpo martoriato da tagli, ferite, punti, trapianti. Le mie analisi sono ancora un po' sballate ma dall’ospedale mi tranquillizzano dicendomi che nel decorso post operatorio questo è normale.
Ieri per la prima volta mi sono tolta i cerotti e mi sono lavata e guardata allo specchio senza… bende.
La mia tettina destra è uno spettacolo, mi hanno fatto una terza perfetta, è liscia soda, quella di una adolescente. Non ricordo di aver mai avuto un seno così, non ho avuto modo di amarlo, mai nemmeno da ragazza.
L’altro è decisamente più sofferente, d’altro canto sono due settimane che mi sono operata, prima era una pancia… ora diventato una tetta, è da comprendere.
La pancina sembra bella, l’ombelico si sta rimarginando, certo mi sento tutta strana ancora, per la prima volta mi sono alzata e spogliata solo ieri ed è stato strano riconoscermi e sentire il mio corpo come mio.
Io ce la sto mettendo tutta per riprendermi, il mio corpo finalmente risponde di nuovo ai miei segnali, sono provata dall’intervento certo, ancora inibita nei movimenti, con la parte sinistra e la pancia ancora addormentata e dolorante, ma sono tornata in me, ora sono di nuovo io nel corpo e nella mente.
L’oblio delle terapie è passato, il malessere e il distacco da me stessa che ho provato in tutti questi mesi, ora sono un ricordo, quel momento è passato e io sono tornata.
So che dovrò ancora tribolare tra ospedali e riabilitazione sia mentale che fisica, ma sento di aver ripreso in qualche modo il possesso della mia vita. Piano piano ce la posso fare.
Tra una settimana dovrebbero darmi anche l’esito dell’esame istologico e allora saprò anche cosa succederà nei prossimi mesi, quali terapie dovrò fare e come potrò riorganizzare la mia vita.
In tutto questo ho una novità importante anzi direi fondamenta. Il mio “coinquilino” mi ha proposto di creare un piccolo appartamento per me al piano di sopra, tutto per me, indipendente ed autonomo. Insomma… avrò una casa ! Non dovrò andare via da qui ma potrò restare, pagando un piccolo affitto e costruendomi un posto tutto per me. Resteremo vicini ma senza invadere i reciproci spazi, potremo condividerli quando vogliamo certo, come abbiamo fatto in questi mesi, ma potremo anche vivere le nostre vite senza intromissioni.
Per me questa era una condizione fondamentale per pensare al mio futuro, trovare casa sarebbe stato difficile se non impossibile vista la mia condizione lavorativa ed economica per non parlare di quella fisica.
Un posto dove stare, dove tornare, dove vivere. Senza questo nulla potrebbe riprendere.
Il secondo passa sarà il lavoro, riproverò con la scuola se ancora mi vorranno oppure cercherò un’alternativa che mi consenta di guadagnare il tanto che mi basti per vivere di me stessa.
Queste sono le due condizioni fondamentali per poter riprendere possesso della mia vita. Piano piano poi il resto si sistema.
A gennaio avrò una visita per la revisione dei sussidi che mi stanno dando e spero che potranno supportarmi ancora per un po', il tempo di ricostruire piano piano un equilibrio, poi posso proseguire anche da sola.
Poter restare in questo posto, circondata da affetto, cure e amore mi fa sentire protetta e al sicuro nonostante tutto quello che ho vissuto. Non ho più paura, basta sconforto, basta lacrime. Ora è il momento di riprendermi tutto quello che la malattia mi ha tolto. Lo so che non sono guarita, che il percorso sarà ancora lungo, ma so che il peggio è passato e che se ho saputo sopportare tutto questo allora davvero posso fare qualunque cosa. Davvero posso andare avanti perché la forza il coraggio non mi mancano, ora lo so. Ora ne sono certa.
Per Natale dovrei stare meglio, magari mi sarò anche tolto questa guaina che mi tormenta e le mie tette saranno quasi guarite. Voglio godermi ogni minuto con allegria ed energia nuova. Amo il Natale e non lascerò sopraffarmi dalla malinconia, lo vivrò come una festa, con addobbi, dolcetti, cene con gli amici e castagne sul camino.
Regalerò la mia gioia di vivere a tutte le persone che mi sono state accanto e che mi amano anche per questo.
Io spero davvero di essere in grado e abbastanza in forma per rimettermi in gioco, ne ho un bisogno sconsiderato.
Voglio uscire, lavorare, passeggiare, mangiare, ridere, vivere e fare l’amore… e questa volta non mi lascerò fermare da una merda di cancro. Lo giuro. Lo ho combattuto con tutte le mie forze anche quando le terapie me le hanno strappate via, anche quando la mia mente era annebbiata e confusa, io c’ero, nascosta e rallentata forse, debole, nauseata, staccata dal mondo, ma da qualche parte c’ero e sapevo che non mi sarei arresa mai.
Voglio vivermi il mio bambino, la sua allegria, la sua bellezza, la sua energia. Tra poco compirà 30 meravigliosi anni e vogliamo festeggiare con lui in un lungo abbraccio, godendo di tutte le cose belle di cui siamo capaci, con abbracci, baci, buon cibo, tanta musica e chiacchiere fino a notte fonda. Sto cercando un posticino dove rifugiarci e giuro che lo troverò e sarà bellissimo.
Ora mi fermo, mi lavo i dentini e provo a dormire anche se stanotte non ho il tavor… credo che ce la farò lo stesso. Piano piano la mia mente si sta alleggerendo e le mie notti sono meno paurose finalmente.
20 novembre
Sono passate tre settimane dall’intervento, anzi per la precisazione 23 giorni. Domani vado al controllo e vediamo come mi dicono di procedere. Dopo un mese potrò togliere la panciere h24 e iniziare a portarla solo di giorno. Questo è già un ottimo passo verso la libertà. Io mi sento già molto meglio, mi pare che la convalescenza stia procedendo alla grande. Ogni tanto sento il seno e la pancia che si tendono e diventano pesanti e ho bisogno di stendermi e riposarmi. Ma mi pare che anche le cicatrici stiano migliorando giorno dopo giorno. Ora devo solo recuperare un po' di forza e massa muscolare con un po' di attività fisica perché le gambe e i glutei sono decisamente fuori forma.
Voglio prendermi cura del mio corpo da ora in poi, sono arrivata ad un peso ideale di 55/56 kg che non vedevo da un milione di anni. Ho le tette nuove, la pancia piatta ok quella ricostruita deve ancora sistemarsi e poi dovrò ricostruire il capezzolo che ora non ho. Ma voglio ripartire da qui, da una me nuova dentro e fuori.
Ho superato questo periodo davvero difficile e ora ho assoluto bisogno e necessità di riprendere in mano la mia vita. Fisicamente mi sento sempre meglio, il peggio dovrebbe essere alle spalle. Certo ora mi daranno l’esito dell’esame istologico e vedremo cosa mi riserva il futuro. Ho un posto dove vivere, una casetta tutta per me o almeno ho la possibilità di realizzare questa cosa. In un paio di mesi sistemeremo tutto, lo so e allora sarò pronta a ripartire. Poi certo l’altra cosa fondamentale sarà trovare un lavoro che mi consenta di viverci in questa casetta. Che mi permetta di bastare a me stessa. Poi piano piano devo ricominciare a mettere in ordine la mia vita affettiva e personale. Gli amici ci sono e su quelli so che posso contare sempre. Mi fanno sentire amata e sempre protetta. Naturalmente c’è mio figlio che è un altro punto fermo della mia vita, voglio riprendere il lavoro con e per lui e voglio vivermelo molto di più di quanto abbia fatto fino ad ora
22 novembre
Ieri il controllo è andato molto bene, vogliono rivedermi tra un mese… questo significa che è tutto sotto controllo. Basta farmaci, basta medicazioni, basta cerotti… solo la panciera per un altro mesetto e poi sarò libera.
Domani vado dalla psicologa, sono certa che potrò farmi solo bene. Il tempo che passo con lei magari non aggiusterà le cose, ma aiuta a liberare la mia mente e a fare un po' di pulizia nei mie pensieri. So che lei è lì per ascoltarmi e questo mi fa stare bene.
Finchè questo servizio sarà “gratuito” credo che ne usufruirò perché è un percorso che non ho mai sperimentato fino in fondo. E’ una di quelle cose che avrei voluto fare e ora che ne ho l’occasione non me la farò sfuggire. E’ anche un modo per dare una scossa alla mia vita, fare quello che non ho mai avuto il coraggio e la possibilità di fare. E non parlo solo della psicologa, ma parlo di tutto quello che riguarda me e le mie scelte. Il mio modo di relazionarmi con le persone, il mio modo di comunicare, di esternare e di vivere i miei sentimenti, i miei bisogni, le mie paure.
Voglio sperimentare, mettermi alla prova cercando di guardare il mondo con occhi nuovi, più puliti. La malattia mi ha costretto a guardarmi dentro, a cercare in me energie che non sapevo di avere e comunque non credevo di dover utilizzare. Ho combattuto con tutte le mie forze e ora sono qui, più forte e più consapevole che mai.
Ora io sono il centro del mio mondo e non voglio che nessuno si impossessi di nuovo di me, del mio corpo e della mia mente. Le medicine mi hanno annientato, staccato da me stessa e hanno cercato di cancellare tutto quello che c’era intorno a me. Ma per ora ho vinto io e sono più viva che mai, il mio comodino ora è vuoto, ci sono solo oki e tachipirna come il comodino di una persona “normale”.
Voglio prendermi cura di me e del mio corpo, un corpo che è stato minato, annientato, torturato. Un corpo che è stato tagliuzzato e ricostruito ma che ora sta riprendendo forma, un corpo nuovo e bellissimo che ancora non riesco a sentire del tutto mio ma al quale piano piano mi sto affezionando. Voglio amarmi come non ho mai fatto prima. Voglio che tutti quelli che stanno intorno a me mi accettino per come sono e mi amino per quella che sono, senza remore, senza aggiustamenti, senza compromessi. Solo amore puro. Non chiedo altro.
28 novembre
Un mese esatto dall’intervento … daje. Va tutto alla grande !!
Sembro quasi vera, le ultime crosticine stanno cadendo e le ferite migliorano a vista d’occhio. Il 23 farò oltre al controllo anche la visita col fisiatra per riabilitare il braccio sinistro che ancora ho difficoltà a muovere.
Sono un po' in agitazione per l’esito dell’istologico che ad oggi ancora non mi hanno comunicato, ma vabbè, arriverà anche quello e affronterò tutto con la forza di sempre.
17 dicembre
Ieri sono stata al controllo al Sant’Andrea, ho anticipato di una settimana perché avevo un punto un po' infiammato e volevo farmi controllare. Direi che è andata benissimo. Mi hanno dato il nuovo appuntamento il 16 giugno 2026 !
Si ora davvero sono libera, davvero è tutto finito. Dovrò andare il 30 a latina dalla Oncologa e lei mi farà sapere che terapie dovrò seguire nei prossimi mesi, forse anni… Ma io sto bene, sono guarita, ho sconfitto questo tanto temuto “cancro” e mi sento in splendida forma.
Esteticamente i risultati sono fantastici e ora devo solo godermi tutto questo.
Con la casa a gennaio inizieremo a fare i lavori necessari per poter accedere e finalmente avrò un posto tutto per me. Autonoma ma non sola, e questo mi rendo molto serena.
19 dicembre
Sono riuscita a recuperare il lavoro a scuola. Sono stata da loro un paio di volte e saranno felici di riaccogliermi da gennaio. Dovrò fare 5 pomeriggi a settimana dalle 15.00 alle 19.00 e qualche extra on demand.
Mi pare perfetto. Anche se i soldi che mi daranno dovessero essere di meno accetterò comunque, e poi troverò un altro modo per arrotondare nel tempo libero.
Insomma il puzzle si sta ricomponendo e piano piano tutti i pezzi torneranno al loro posto. Il disegno finale sarà nuovo, diverso e io farò di tutto per renderlo migliore a dispetto di tutto quello che ho dovuto subire.
Il natale si avvicina e stiamo cercando di fare qualcosa qui a casa per passare qualche serata tra amici, per capodanno faremo una cena qui da noi con un po' di musica e qualche cosa da mangiare, niente di impegnativo, giusto per salutare questa merda di 2025 che devo dire non è stato dei migliori e per accogliere al meglio il nuovo anno augurandoci che le cose vadano sempre meglio.
4 gennaio 2026
E anche capodanno è passato, questo merda di 2025 finalmente si è concluso. Era ora !
Abbiamo passato una bella serata tra amici, musica risate e buon cibo, uno dei migliori degli ultimi anni.
Ora si ricomincia e io per tenere fede ai miei buoni propositi per il futuro ieri ho iniziato il traslochino al piano di sopra per dare corso al progetto di ristrutturazione della casetta nella quale andrò a vivere molto presto.
A questo punto questo capitolo della mia vita si può ritenere concluso, chiudo questo file e ne apro uno nuovo.
Ora sono una persona nuova, niente più tristezza, ok certo dovrò fare dei controlli e delle visite, fare ancora delle cure, l’oncologa il 30 dicembre mi ha visto e mi ha confermato che dovrò fare solo gli anticorpi monoclonali per concludere il protocollo previsto. SI tratta di punturine da fare sulle gambe, quindi niente infusioni, niente Day Hospital niente aghi nelle vene e soprattutto niente effetti collaterali. Insomma posso riprendermi la mia vita.
Sono pronta, anzi prontissima !
…. E come ho detto anche al brindisi di fine anno FANCULO 2025.
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